Almalaurea, laurea utile per un diplomato su due

Utilizzi le competenze universitarie per il lavoro? La domanda è stata posta a oltre 21mila laureati pre-riforma del 2002, intervistati a cinque anni dalla laurea. Il 52% risponde ‘Sì, in misura elevata’; 39 laureati su cento invece utilizzano ‘in misura ridotta’ le competenze acquisite dalla formazione universitaria. Il 9% risponde ‘per niente’. E’ quanto emerge dall'approfondimento del X Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, curato da Muzio Gola, vicerettore per la Qualità del Politecnico di Torino, e da Furio Camillo, docente di statistica aziendale dell’Università di Bologna, collaboratore di AlmaLaurea. “Parliamo di ragazzi a cinque anni dalla laurea - commenta Furio Camillo - e quindi già stabilizzati nel mercato del lavoro, e il dato mi sembra preoccupante”.

L’analisi distingue tra i laureati ‘protetti’, per cui è richiesta la laurea come requisito di legge per fare il lavoro che stanno svolgendo, e gli altri. I primi dichiarano un grado di utilizzo maggiore del titolo di studi (per il 70% la laurea è necessaria nel proprio lavoro in misura elevata). Analizzando l’insieme dei laureati ‘non protetti’, mettendo a sistema tutte le informazioni AlmaLaurea da quando lo studente entra in università a quando lavora, viene fuori che fra le caratteristiche determinanti per aumentare l’utilità della laurea entrano in campo anche i comportamenti delle aziende: maggiore è il processo di internazionalizzazione della realtà industriale e più il laureato è inserito in un’impresa dove si fanno investimenti in formazione, più le competenze sono sfruttate a pieno.

Per il vicerettore per la Qualità del Politecnico di Torino, Muzio Gola, “il fatto che, nella rilevazione Almalaurea, il 48% di tutti i laureati dichiari di utilizzare in maniera o ridotta o nulla le competenze acquisite tramite la formazione universitaria non è conforme alle attese dell'assicurazione di qualità, che costruisce gerarchicamente il progetto del corso di studio per ruoli, competenze e risultati di apprendimento”. “Oggi - continua - tale strumento di progetto è appena ai primi passi della sua realizzazione compiuta e sistematica”.

“La qualità - rimarca Gola - coincide con l’efficacia del corso e del titolo di studio. Il problema dunque è intervenire prima, fare progetti formativi chiari. Ci vuole disciplina, nel senso di rigore, che produca chiarezza ed è quello che in tutta Europa si sta cercando di fare. Un maggiore apprezzamento delle competenze acquisite durante gli studi si ha quando anche il sistema delle imprese investe in conoscenza, quando i risultati della formazione prodotti dal sistema universitario sono non semplicemente utilizzati ma sviluppati dal sistema di imprese e professioni nel mercato del lavoro”.


11/03/2008
 
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