De Luca, 50% guadagni calciatori assorbito da imposte e contributi

“La maggior parte degli ingaggi dei calciatori viene assorbita da imposte e contributi. Ciò conferma la gravità del sistema economico italiano”. E’ quanto afferma il presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro, Rosario De Luca, commentando con LABITALIA uno studio della Fondazione pubblicato sulla Gazzetta dello Sport. “Certo - sostiene - questi non sono i problemi dell’operaio comune, ma sappiamo bene che queste percentuali gravano sugli stipendi dei lavoratori e si traducono in maggiori costi per le aziende, creando così condizioni non favorevoli allo sviluppo dell’economia del Paese”. Mediamente - si legge nell’indagine - quasi il 50% dell’ingaggio è trattenuto dal fisco per i tributi nonché per le addizionali da riversare alle regioni e ai comuni.

“Analizzando gli esempi - spiega De Luca - siamo partiti da un ingaggio di 3.600.000 euro netti all’anno, pari a 300.000 euro netti al mese. Come si ricava dal calcolo presente in busta paga, l’ingaggio mensile di 300.000 euro scaturisce da un ingaggio lordo di quasi 541.000 euro. Vale a dire il 45% in più rispetto ai valori che vengono normalmente resi noti”.

“Ovviamente - rimarca - da questo conteggio restano escluse le somme che vengono concordate a titolo di sfruttamento del diritto di immagine. Quindi, è evidente il grande onere per le società calcistiche che vedono raddoppiato il costo da sostenere rispetto a quanto dovuto ai calciatori stessi. Non tutti i giocatori - ricorda Rosario De Luca - guadagnano queste cifre, che possono essere riferite a giocatori di seconda fascia delle ‘grandi’, ad esempio chi abitualmente fa panchina. Mentre i titolari volano molto più in alto. Ma la gran maggioranza dei calciatori che giocano in Italia incassa cifre di gran lunga inferiori. Senza avere comunque mai il problema della quarta settimana”.

GESTIONE RAPPORTO SIMILE A OPERATORI SPETTACOLO

La gestione del loro rapporto di lavoro è simile a quella dei lavoratori dello spettacolo. In via generale, il rapporto tra la società sportiva e il calciatore professionista è regolato dalla legge n. 91/81. A seguito della costituzione del rapporto di lavoro la società di calcio iscrive il calciatore nel libro matricola aziendale, come per la generalità dei lavoratori dipendenti. Ad ogni calciatore a fine mese viene consegnata una busta-paga nella quale vengono riportate le trattenute previdenziali e fiscali applicate. In campo previdenziale, a tutti gli sportivi professionisti è poi estesa la tutela pensionistica gestita dall’Enpals, che richiede ogni mese il pagamento di un contributo complessivamente pari al 33%.

“Questa aliquota - precisa De Luca - va distinta in 9,1% a carico del calciatore e il 23,8% a carico della società, ma su di un massimale fino a 86.669. Ciò vuol dire che i contributi vengono calcolati massimo su detta cifra, ma che anche la pensione tiene conto di questo limite. Esattamente come accade per i redditi di fascia alta per gli altri lavoratori dipendenti. E poi c’è il Tfr, che in campo calcistico viene denominato ‘di fine carriera’, alimentato da un contributo pari al 7,5% calcolato sul massimale sopra citato. L’Irpef viene ritenuta come per tutti gli altri lavoratori e in questo caso sono soggette tutte le somme erogate, senza limiti”.


19/03/2008
 
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