Da Genova a Bari 4 storie da raccontare

Genova, Oreste e Gianni, due extracomunitari impiegati in una società edile

Per due extracomunitari, Oreste 37 anni e Gianni 43 anni (nomi di fantasia), approdati a Genova e con una pena detentiva da scontare, non erano molte le speranze di uscire dal tunnel. Invece, dopo aver svolto una serie di colloqui, grazie al progetto ‘Indulto’ sono riusciti a trovare un’opportunità lavorativa remunerata. Sono, infatti, tirocinanti presso una società edile che opera su tutto il territorio regionale. “La cosa particolare di queste due storie - spiega Manuela Facco, coordinatrice territoriale per il progetto Indulto - è che il datore di lavoro è un imprenditore di origine albanese, che con un altro imprenditore dirige un gruppo di lavoro di circa una decina di operai di provenienza autoctona, albanese, marocchina, polacca, che li rende simili e uguali, non solo per la passione per il lavoro ma anche per la fierezza con cui viene svolto”. Per Oreste e Gianni non c’è stato alcun problema di inserimento. Anzi. “Oreste, che presto verrà assunto a tempo indeterminato, era addetto - continua Manuela Facco - alla manutenzione stradale. Adesso, invece, si dedica alle manifatture di pregio grazie a un periodo di formazione in cui è stato affiancato da un tutor. Non è da meno Gianni che, sulla scorta di pochissime nozioni sulla cosiddetta manovalanza comune, è stato aiutato a crescere professionalmente e socialmente grazie al superamento del ‘Cultural Incident’ che, in questa società edile, li porta a mangiare tutti insieme radunati attorno allo stesso tavolo imparando una parola albanese in più e perfezionando il proprio italiano”.

Bari, per Francesco e Riccardo un’integrazione professionale a 360 gradi

Un periodo difficile quello di Francesco (nome di fantasia), 42 anni di Bari, che però che nel corso dei suoi incontri al Sert e con gli assistenti sociali gli è stata prospettata l’opportunità di frequentare un tirocinio formativo retribuito. “Sono veramente soddisfatto - dice Claudio Carone, uno dei tutor del progetto Indulto in provincia di Bari - anche se si tratta di un risultato frutto del lavoro di rete portato avanti con i centri per l’impiego e con i comuni. Con un diploma di Agraria in tasca, Francesco ha avuto la fortuna di essere inserito in un’azienda florovivaistica di Corato”. E i risultati non si sono fatti attendere. “Il proprietario - continua Carone - è veramente contento del lavoro svolto da Francesco: ha voglia di imparare e non si nega a nessun tipo di mansione. Un’integrazione professionale e sociale a 360 gradi che fa guardare il beneficiario dell’indulto con fiducia al futuro”.

Anche al quarantenne Riccardo (nome di fantasia) il programma Indulto ha cambiato la vita. “Riccardo - racconta il suo tutor, Claudio Carone - attualmente lavora in una parrocchia di Trani aiutando il sacrestano nelle sue mansioni. Si dedica alle piccole manutenzioni e all’assistenza per chi ne ha bisogno. E’ stato il centro per l’impiego locale a segnalare la disponibilità di Riccardo ad aderire al progetto Indulto. Dopo un breve colloquio è stato lui stesso a segnalarmi la possibilità di avviare un percorso formativo nella parrocchia. Un tirocinio inusuale, anzi unico nel suo genere che però non ha tardato a portare benefici a Riccardo e alla comunità. Non sono poche le volte, ad esempio, che aiuta a servire alla mensa allestita dal parroco per i soggetti svantaggiati della zona. Un percorso di recupero, quello di Riccardo, non solo strettamente professionale, ma anche umano e sociale. Anche in questo caso - sottolinea Carone - grazie al lavoro di rete (segnalazione del centro per l’impiego) siamo riusciti operativamente ad offrire una possibilità professionale a una persona che ha tutto il diritto di ricominciare daccapo”.


20/03/2008
 
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