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Il tutor, una figura al centro del ‘Progetto Indulto’
Orienta, facilita, media. Il tutor, l’importante figura professionale prevista nel ‘Progetto Indulto’, rappresenta lo snodo tra realtà molto diverse, che, spesso, proprio grazie alla sua azione, riescono a convergere con successo. I tutor attivi nel progetto promosso dai ministeri del Lavoro e della Giustizia e realizzato da Italia Lavoro, infatti, ad oggi sono 120 e sono presenti in ogni fase dell’iniziativa: dal primo contatto con la persona uscita dal carcere alla stesura della relazione finale descrittiva del percorso. Tutte le attività vengono svolte con un coordinamento territoriale, e i tutor di una zona sono generalmente in stretto contatto l’uno con l’altro. Le mansioni iniziano dalla presa in carico delle persone beneficiarie dell’indulto (in genere 10 per tutor), gestita con il supporto della Plus (Piattaforma Unica Servizi). Si tratta di colloqui individuali approfonditi, in cui al tutor viene richiesta una fondamentale capacità di ascolto e di intuizione: per la buona riuscita di un tirocinio non basta, infatti, fare l’elenco delle competenze professionali, ma occorre avere fatto una ricognizione più profonda sulle motivazioni della persona che sta per iniziare il tirocinio, sul grado di gestione dei conflitti, sulle capacità di relazioni con gli altri e così via. Il tutor è attivo anche sul versante dell’impresa che ospiterà il tirocinio: individua le aziende che potrebbero essere interessate, presenta loro il progetto e continua a interagire con l’impresa una volta iniziato l’inserimento lavorativo, in raccordo con il tutor aziendale di riferimento. Inoltre, il tutor mantiene uno stretto collegamento con i servizi territoriali. Insomma, dall’avvio del tirocinio fino alla sua chiusura, con la gestione delle relative pratiche, il tutor è al centro del progetto. Le attività e gli obiettivi dei tutor sono, grosso modo, uguali in tutto il territorio nazionale dove è operativo il ‘Progetto Indulto’.
Qualche differenza si avverte, semmai, per le specifiche caratteristiche della zona dove si svolgono i tirocini. Federico Grassi, 33 anni, tutor attivo a Prato e Pistoia, un diploma universitario di educatore professionale, racconta che ha iniziato a fare questo lavoro con i minori in centro socioeducativi. Poi, nel 2000, arriva l’impegno con gli adulti e, poco dopo, quello con i detenuti ed ex detenuti, perché, spiega, “in Toscana erano già presenti progetti volti al reinserimento lavorativo dei carcerati”. Infatti, Federico, prima di lavorare nel ‘Progetto Indulto’, ha organizzato corsi di formazione professionale all’interno della Casa circondariale di Pistoia e ha organizzato percorsi di accompagnamento al lavoro di fasce deboli del mercato presso i centri per l’impiego di Pistoia. Insomma, “quello che mi sono trovato a fare con ‘Indulto’ - dice- l’avevo già sperimentato”. E la pratica è sicuramente un requisito molto importante per questa attività. “Quello che si fa non sono cose che si studiano - afferma Federico - ma nel sociale si incrociano più universi, come quelli della formazione e del lavoro. E la difficoltà e la ricchezza di questo lavoro è proprio la diversità delle mansioni”. Federico sottolinea “l’ottimo rapporto con i colleghi” e ammette di “non essersi mai sentito solo”. In generale, non ci sono stati “grandi momenti di difficoltà - conclude - neanche nel reperimento delle aziende ospitanti”.
Un aspetto che, invece, ha richiesto più fatica a Napoli, dove Sergio Ricci, 36 anni, educatore professionale, ha proceduto con un’attenta preselezione delle aziende che potevano rivelarsi interessate ai tirocinanti. “Ho scelto una certa quantità di aziende - spiega Sergio - pensando a quali potessero avere al proprio interno dei bisogni rispondenti alle professionalità che potevamo offrire. E così, oltre alle ‘tradizionali’ agenzie di pulizie, mi sono rivolto ai teatri o alla Croce Verde, dove si trovano ancora mestieri artigianali come il falegname o il pittore o l’autista di ambulanze. E la cosa ha funzionato”. Anche Sergio, come il collega toscano, ha una lunga esperienza nell’accompagnamento al lavoro di soggetti ‘deboli’. Ha lavorato per molti anni con disabili psichici gravi, con adolescenti a rischio e poi nei centri per l’impiego, sull’obbligo formativo dei minori a rischio. “Le politiche del lavoro - riassume - sono state una costante di tutte le mie attività”. E anche lui sottolinea il lavoro di squadra. “Una o due volte alla settimana - racconta Sergio - ci vediamo con gli altri tutor al centro per l’impiego e teniamo una specie di ‘sportello dell’accoglienza’, perché molti indultati vengono a chiedere informazioni e noi - conclude - li ascoltiamo tutti”.
20/03/2008
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