|
Per subacquei e iperbarici nessuna legge sicurezza
“La sicurezza dei lavori subacquei e iperbarici fa riferimento a una legge che non c’è e migliaia di persone quotidianamente effettuano immersioni all’insegna del rischio”. A denunciare la situazione del settore è Giovanni Esentato, segretario Aisi (Associazione imprese subacquee italiane). “Le oltre 350 aziende e il personale di servizio nei lavori subacquei industriali - spiega a LABITALIA - da anni rivendicano una legge che rappresenti in modo omogeneo le ‘procedure operative’ indispensabili allo svolgimento di lavori subacquei e iperbarici, che garantiscano la vita a tutti i sommozzatori e una sicurezza antinfortunistica negli ambienti di lavoro agli operatori tecnici iperbarici. Ancora si registrano casi di infortuni mortali nonostante la ‘responsabilità’ delle imprese li porti ad adottare standard di sicurezza, frutto però dello stato dell’arte acquisito in oltre 50 anni di esperienza e convalidato dal raffronto con le linee guida internazionali”.
“In assenza di una legge - continua Esentato - l’Aisi ha prodotto le ‘Procedure operative per la sicurezza nei lavori subacquei ed iperbarici’ che sono condivise da tutte le aziende aderenti all’Associazione e sono anche il termine di paragone legislativo da parte delle autorità marittime (Capitanerie di Porto). Ma è necessario che vi sia un dispositivo legislativo cogente ‘erga omnes’ ispirato alle norme internazionali, visto che il quadro normativo e legislativo è confuso e frammentato in varie disposizioni emanate dalle autorità locali. La carenza normativa, inoltre, penalizza enormemente le aziende italiane nel contesto mondiale, poiché l’Italia è l’unico paese della vecchia Ue a non avere una legge governativa ad hoc che indichi i parametri di requisiti, di operatività e di profili delle aziende e degli operatori subacquei”.
AZIENDE ITALIANE PENALIZZATE DA VUOTO NORMATIVO
“Allo stato attuale - rimarca il presidente Aisi, Giovanni Esentato - a livello nazionale c’è una proposta di decreto attuativo da collegare alla legge 123 del 3 agosto del 2007 (riordino del Testo Unico sulla sicurezza del lavoro). L’Aisi, come referente dell’Uni (Ente normativo italiano), ha avviato un tavolo di lavoro per la ‘normazione’ delle procedure operative. Al gruppo di lavoro concorrono aziende italiane di lavoro subacqueo, compresi grandi concessionari petroliferi, enti ed organismi statali che si occupano di previdenza, assicurazione e interventi subacquei a fini istituzionali”.
In mancanza di una legge, nel corso di processi penali e civili per la morte di operatori subacquei, infatti, “magistrati e inquirenti - osserva Esentato - si rivolgono ad Aisi per delucidazioni sullo stato dell’arte”. “Così - ammette - i processi languono fra la ‘naturale’ lungaggine dei riti giudiziari e la difficoltà, da parte dei magistrati, ad individuare in una norma legislativa omissioni e responsabilità dei protagonisti”.
“Innumerevoli - denuncia Esentato - sono stati gli appelli al mondo della politica e delle istituzioni da parte di Aisi per adottare un’iniziativa legislativa. Con il risultato di un’interrogazione parlamentare presentata a ridosso della caduta del governo. E ancora una volta per migliaia di subacquei professionisti italiani è tempo di attese e di speranze”.
28/03/2008
|