Calderone, per donne risolvere situazione ‘sottosviluppo’

Nel lavoro bisogna offrire alle donne le stesse opportunità, potenziando la flessibilità e i congedi parentali. E’ questo il messaggio lanciato dalle relatrici intervenute al confronto ‘Direzione donna: dai fili alla rete’, tenutosi nell’ambito del convegno organizzato a Roma dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro ‘Professionisti e politica: confronto sulle riforme’. All’iniziativa, seguita via satellite da 10mila professionisti collegati da 38 consigli provinciali, hanno partecipato, tra gli altri, oltre a Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, il sottosegretario al Lavoro Rosa Rinaldi, il senatore di Forza Italia Maurizio Sacconi, Maria Pia Camusi, responsabile settore lavoro del Censis, Elvira D’Alessandro e Cristina Orlando, consulenti del lavoro, e Micaela Gelera consigliera nazionale degli Attuari.

“Non vogliamo parlare in chiave rivendicativa - ha detto Marina Calderone - ma in Italia, se il 52% delle donne che lavorano è costretto a lasciare i figli ai nonni, vuol dire che nel circuito dell'assistenza c’è qualcosa che non va. Dobbiamo cercare di risolvere questa situazione di ‘sottosviluppo’, che vede meno di una donna su due con un rapporto contrattuale regolare. Per questo, come consulenti del lavoro, abbiamo ideato ‘Direzione donna’, un progetto che si pone come obiettivo principale quello di far acquisire a tutte le donne la coscienza del proprio ruolo”.

RINALDI, CERCHIAMO DI CAPIRE DIFFERENZE RETRIBUTIVE UOMO-DONNA

“In Italia - ha ricordato il sottosegretario al Lavoro e Previdenza sociale, Rosa Rinaldi - persiste una differenza retributiva tra uomini e donne che va da 3.800 euro a oltre 10mila euro. Stiamo parlando di un lavoratore e di una lavoratrice inquadrati nella medesima funzione professionale. Come governo, abbiamo cercato di capire quali sono le problematiche alla base di questa differenza e abbiamo organizzato una task force per vedere cosa succede realmente dentro le aziende. Abbiamo poi promosso il ‘Bollino Rosa’ per le imprese, pubbliche e private, che, innovando la gestione aziendale, creino una ‘qualità’ di genere come fattore di sviluppo e incentivazione di politiche efficaci di parità tra uomo e donna. E’ il cosiddetto progetto ‘Bollino Rosa-Sono’ (Stesse Opportunità Nuove Opportunità), lanciato nell’ambito delle iniziative nazionali per l’Anno europeo contro le discriminazioni di genere, razza e origine etnica, religione, età e orientamento sessuale”.

Un programma, però, quello portato avanti dal governo Prodi, che, secondo il senatore di Forza Italia, Maurizio Sacconi, “non ha risolto il problema della disoccupazione femminile”.

“Grazie alle riforme Treu e Biagi - ha affermato intervenendo al convegno organizzato dai consulenti lavoro - l’occupazione delle donne è aumentata, ma i problemi rimangono, soprattutto nel Mezzogiorno. Per le donne, dobbiamo incentivare il lavoro a tempo parziale, anche spostando l’orario di entrata e uscita solo di un’ora, evitando di irrigidire il sistema. Bisogna applicare il contratto di lavoro intermittente soprattutto nel settore della ristorazione e nei fine settimana. Al contrario, con questo governo, abbiamo assistito a un irrigidimento su tutte le forme che modulano le varie articolazioni della flessibilità”.

CAMUSI, IN ASSOLUTA MINORANZA RAPPRESENTANZA IN ORDINI PROFESSIONALI

Maria Pia Camusi, responsabile settore lavoro Censis, è intervenuta alla tavola rotonda ‘Dai fili alla rete’ illustrando un quadro della situazione femminile nel mondo del lavoro oggi nel nostro paese. “Le donne - ha sottolineato - sono poco visibili, con intere aree e settori rimasti ancora ‘scoperti’ della presenza femminile: veri aspetti critici di visibilità parziale delle donne”.

In particolare, Camusi ha evidenziato l’assenza di donne in posti decisionali: “Siamo di fronte a un sistema culturale statico nei confronti della donna - ha sostenuto - che non ha potere decisionale, specie in alcuni settori”. Per Camusi, “la discriminazione delle donne sui luoghi di lavoro si manifesta anche con problemi reddituali, veri gap salariali”.

Camusi ha poi sottolineato la situazione di assoluta minoranza delle donne nelle rappresentanze degli ordini professionali, ricordando che “solo il 14% delle donne che complessivamente fanno parte degli ordini professionali è consigliere del consiglio del proprio ordine di appartenenza, il 9% ne è presidente regionale e il 6,8% presidente nazionale”.

“Gli imprenditori, uomini e donne, hanno remore - ha rimarcato Marilù Galdieri, presidente Terziario Donna Confcommercio - ad assumere personale femminile. Questa è una dura realtà con la quale ci si deve confrontare, cercando di andare incontro alle esigenze delle donne che lavorano”.

ESTENDERE CONGEDI PARENTALI ANCHE A DISABILI E GENITORI ANZIANI

Nel corso del dibattito dei consulenti del lavoro sulla questione femminile, si è anche parlato dell’utilità dei congedi parentali. “Le professioniste - ha spiegato Rosa Gentile, presidente Confartigianato Donne Impresa - devono affrontare un ulteriore problema legato alla flessibilità”. “Bisogna puntare sui congedi parentali - ha spiegato Cristina Orlando, consulente del lavoro - pensando anche ai padri ed estendendoli all'assistenza dei figli disabili e pure ai genitori anziani. Del resto, la legge ha fatto molto: pensiamo solo all’equiparazione dei figli adottati a quelli naturali e all’ampliamento della normativa ai conviventi”.

Per Micaela Gelera, consigliere nazionale attuari, “la distinzione tra una professionista e un’impiegata in termini di autonomia è più teorica che pratica”. “Nel momento in cui si diventa mamme - ha ribadito - bisogna dare conto non a un solo datore di lavoro, ma occorre rispondere a più persone rimanendo sempre e comunque delle professioniste”.

“Il rientro al lavoro dopo la maternità - ha osservato Elvira D’Alessandro, consulente del lavoro - deve essere favorito non solo attraverso strumenti di flessibilità nell’orario, ma anche attraverso percorsi di aggiornamento e riqualificazione professionale laddove ne fosse sentita l’esigenza. Nella nostra legislazione, molti sono già i modelli contrattuali che favoriscono i tempi di vita e di lavoro, ma non sono, forse, sufficientemente presi in considerazione perchè l’organizzazione del lavoro nelle aziende italiane risente di una cultura organizzativa che guarda al passato”.

Diana Onder, consulente del lavoro e coordinatrice Centro Studi Anci, ricordando le forme di incentivazione del lavoro femminile, ha però ribadito che “i carichi di lavoro familiare costituiscono una barriera all’accesso e alla permanenza al lavoro. Questo gravame incide sia sulla permanenza al lavoro che sulla progressione di carriera”.


28/03/2008
 
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