Soda, farina e velocità per diventare attacchino modello

Soda, farina e forza nelle braccia. Sono questi gli ingredienti fondamentali per diventare un ‘attacchino’ di manifesti doc. Una professione che non conosce festività nè orari, anzi frequenti e ‘preferibili’ sono le cosiddette uscite notturne. E proprio nel periodo della campagna elettorale sono molti i ragazzi che fanno questo tipo di lavoro per arrotondare. Gli attacchini escono in squadre da 4, ma anche da 2 se sono bravi e conoscono a menadito le strade della città. Circa 400 i manifesti da attaccare in poco più di 5 ore.

“Non è una professione di ripiego”, rimarca a LABITALIA Chicco F., che ‘dirige’ gli attacchini piu’ veloci della Capitale. “Per attaccare i manifesti - spiega - bisogna seguire una strategia ben precisa: vince chi è più veloce e chi conosce i punti più ‘visibili’. Sia per i manifesti piccoli che per quelli giganti, poi, c’e’ il metodo giusto per farli aderire alle pareti. In ogni caso, bisogna stare attenti al vento, soprattutto quando si attacca a un’altezza di 7 metri. Un manifesto con i bordi che svolazzano non viene certo visto di buon occhio dal committtente”.

Ma quanto si guadagna? “Facciamo una distinzione - afferma - tra stranieri e italiani. Anche in questo settore, non è il mio caso però, gli extracomunitari vengono sfruttati con una paga da fame: 20 euro al giorno. Attenzione: non a turno, ma al giorno. Calcolando che ogni turno dura 4-5 ore, si ha l’idea di quanto vengano sottopagati, con la scusa che non attaccano bene e che scambiano una strada per un’altra. Ad ogni componente delle mie 20 squadre, invece, dò 25-27 centesimi a manifesto a seconda della professionalità. Tutto formalizzato per iscritto - assicura Chicco - sotto forma di prestazione occasionale. Certo non nego che la paga piu’ alta va al mio fiore all’occhiello: le 3 squadre degli ‘assaltori’ superprofessionisti e veloci. Sono capaci di fare un intero municipio in un solo turno”.

FATICA RIDOTTA CON ATTREZZI ULTRALEGGERI E ALLUNGABILI

Non sono poche le donne che attaccano i manifesti. “Una delle mie squadre storiche - ricorda Chicco - è composta da marito, moglie e sorella. Un team da paura che non conosce freddo nè stanchezza”. Negli anni è comunque cambiato il modo di attaccare i manifesti. “La colla costa troppo - spiega - e quindi si ripiega sulla soda e sulla farina, stando bene attenti a miscelarle. Una volta, poi, si attaccava con i manici delle scope; adesso ci sono degli attrezzi ultraleggeri e allungabili. La fatica c’è sempre, ma è molto ridotta”. Ma, oltre agli attacchini, ci sono anche gli autisti delle ‘vele’, ovvero cartelloni pubblicitari affissi su camion itineranti. In questo caso, viene scelta una rosa di piazze dove per alcune ore il camion dovrà sostare.

“I costi del servizio - ammette Chicco - sono più elevati, visto il rincaro della benzina. Ma è una forma di pubblicità che paga in termini di visibilità, sempre che l’autista non si addormenti durante le soste”.

C’è una preferenza politica nell’accettare una commessa? “Il lavoro è lavoro: calcolando però che la maggior parte di chi gestisce gli attacchini - dice - ha un passato da militante, potrebbe diventare un ostacolo. Ma i candidati sono tanti e non ho certo il problema economico di ‘rifiutare’ alcuni committenti”.


04/04/2008
 
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