Calderone, spinta salari ricetta consulenti del lavoro per uscire da crisi

I consulenti del lavoro dal nuovo governo si aspettano un miglioramento delle condizioni occupazionali. E’ quanto è emerso nel corso del dibattito ‘Professioni e Politica: confronto sulle riforme’, organizzato dal Consiglio provinciale di Udine dell’Ordine dei consulenti del lavoro, in collaborazione con il Consiglio nazionale, la Consulta dei Consigli provinciali del Friuli Venezia Giulia e il Consiglio regionale Ancl (Associazione nazionale consulenti del lavoro).

Hanno partecipato, oltre alla presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, e al presidente della Fondazione Studi Consulenti del lavoro, Rosario De Luca, il ministro del Lavoro e Previdenza Sociale, Cesare Damiano, il senatore Maurizio Sacconi.

Gli esperti della Fondazione Studi hanno trattato i temi legati al ‘lavoro al centro del dibattito sociale’, quali la semplificazione del rapporto di lavoro, gli incentivi all’occupazione, il costo del lavoro e la perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni, la riforma degli ammortizzatori sociali e le comunicazioni e dimissioni on line.

“Dal prossimo governo - ha detto Marina Calderone - ci attendiamo immediati interventi che semplifichino il rapporto di lavoro e che creino le migliori condizioni per lo sviluppo. Per uscire da questa crisi, l’unica ricetta è quella di dare una spinta ai salari, riassegnando loro il potere di acquisto perduto, assieme a uno snellimento della pubblica amministrazione”.

DAMIANO, MI PIACE PARLARE DI FATTI E NON DI PROMESSE

“Mi piace parlare di fatti - ha affermato il ministro Cesare Damiano intervenendo al dibattito dei consulenti del lavoro - e non di promesse, fa parte della mia cultura. E proprio per questo mi riferisco ad alcuni aspetti concreti della gestione del ministero del Lavoro degli ultimi 18 mesi. Su tutto mi soddisfa la riduzione delle morti bianche, frutto dell’azione di lotta al lavoro sommerso, in particolare nell’edilizia. E poi l’eliminazione del contributo aggiuntivo sullo straordinario che vigeva dal 1995”.

Il ministro ha poi aggiunto un’annotazione relativa ai contratti di lavoro a chiamata. “Non sono contrario - ha precisato - all’idea di affidare alla contrattazione aziendale la regolamentazione del lavoro intermittente. Le leggi sul lavoro non possono invadere l’autonomia negoziale delle parti sociali. Ho avuto verso la legge Biagi un atteggiamento laico. Non l’ho mai esaltata e neanche mai demonizzata. E non nascondo che questa mia posizione mi abbia portato contestazioni all'interno della mia stessa coalizione” .


10/04/2008
 
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