Reggio Emilia, le azioni della provincia per la sicurezza sul lavoro

La provincia di Reggio Emilia ha stanziato 380mila euro in più per la sicurezza sul lavoro. “Da più parti - ha sottolineato l’assessore provinciale al Lavoro, Gianluca Ferrari - si invocano prevenzione e formazione come fattori determinanti per ridurre al minimo i rischi sul lavoro, ma prevenzione e formazione rischiano di essere solo automatiche enunciazione retoriche, nonostante non manchino esperienze virtuose. Più che formule scontate bisogna riuscire a dare risposte efficaci con strumenti concreti. Solo così facendo - ha precisato Ferrari - si potrà rifondare una moderna cultura del lavoro, mettendo al centro dei rapporti di produzione la persona e la sua sicurezza, senza tollerare alcun compromesso sull’integrità della vita umana, anche a costo di incrementare costi economici e limiti normativi in capo al sistema produttivo, nell’interesse economico e sociale complessivo”.

Fra gli obiettivi finanziati dal bando per l’acquisizione di progetti di formazione destinati ai lavoratori, è previsto un investimento di circa 380.000 euro per iniziative di informazione, sensibilizzazione e formazione sulla sicurezza nel lavoro rivolte agli imprenditori e ai lavoratori impegnati a diverso titolo nelle imprese. Una formazione aggiuntiva a quella obbligatoria già prevista a carico dell'azienda, quindi, cui si affianca per la gestione e il miglioramento dell’impatto ambientale sul territorio e per la crescita più complessiva della responsabilità sociale delle imprese. In secondo luogo, la provincia di Reggio Emilia ha introdotto, in maniera vincolante (tra le prime in Italia), l’obbligatorietà della formazione alla sicurezza sul lavoro in tutte le attività finanziate con il Fondo sociale europeo, che coinvolgono annualmente dagli 11.000 ai 12.000 utenti, attraverso la definizione di moduli mirati (nei percorsi più lunghi della durata anche di alcune decine di ore).

La provincia approva poi, annualmente, diversi interventi per la formazione di tecnici specialisti di ambiente e sicurezza sul lavoro, di responsabili della sicurezza, di esperti nella gestione dello smaltimento e della prevenzione del rischio amianto, di esperti in acustica industriale, ecc. Su sollecitazione delle parti sociali, inoltre, è stata attivata una ricognizione sul territorio provinciale delle principali azioni messe in campo dalle istituzioni, dalle stesse forze sociali, dal privato sociale e dal volontariato, per favorire l'alfabetizzazione alla lingua italiana dei lavoratori stranieri, elemento propedeutico ed essenziale per un'efficace formazione in materia di sicurezza per questi lavoratori. Intanto, la provincia ha introdotto questi interventi per gli immigrati, richiesti dalle imprese che hanno serie difficoltà a farsene carico.

All’interno del Comitato provinciale per la sicurezza (organismo composto da istituzioni pubbliche, forze sociali, organi ispettivi e preposto alla programmazione degli interventi in materia di sicurezza), grazie anche all’impegno sulla prevenzione dell’Azienza Usl, la provincia ha coordinato il gruppo di lavoro formazione e informazione, promuovendo, attraverso il contributo di tutti gli attori presenti, un protocollo sugli standard formativi minimi in materia di sicurezza sul lavoro. Il protocollo permette alle aziende che liberamente scelgono di applicarlo di avere la garanzia di adempiere all’obbligo attraverso un’adeguata formazione, articolata e calibrata per ciascun specifico settore-comparto e corrispondente dunque al differente livello di rischio presente.

Il Comitato sta inoltre lavorando per disciplinare l’utilizzo della ‘formazione a distanza’ e per l'estensione delle modalità formative previste dal protocollo anche nella formazione dei lavoratori interinali, a seguito dell'adesione all’intesa da parte di Formatemp (l’organismo nazionale di programmazione dell’offerta di formazione per le agenzie di somministrazione). Infine, la provincia sta sollecitando, facendosi portavoce e richiedendo a ciascuno di fare la propria parte, gli attori coinvolti nella definizione di criteri maggiormente selettivi per l’accesso alla professione di artigiano edile, che prevedano il possesso di un’adeguata preparazione professionale, compresa una specifica formazione in materia di sicurezza, ad oggi non obbligatoria per legge.

“Queste - ha ribadito l’assessore Ferrari - riteniamo siano non solo affermazioni di principio, ma piuttosto fatti concreti: chiediamo a tutti gli attori in campo, che si dichiarano quotidianamente interessati e impegnati in proposito, di fare analoghe scelte impegnative e concrete, uscendo dalle lamentazioni per sanzioni che si possono evitare assumendosi responsabilità rispetto ai propri obblighi”.


16/04/2008
 
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