Da Cagliari due storie ‘difficili’ e da Milano il doppio impegno di Ines

CAGLIARI, DUE STORIE DIFFICILI PER PAOLO E SARA

Paolo e Sara di Cagliari. Due storie difficilissime dalle quali però sono riusciti ad uscire insieme anche grazie al Progetto ‘Indulto’. “Paolo (nome di fantasia) 48 anni - racconta il suo tutor, Roberto Cocco - non aveva molte possibilità di riscatto nella vita. Negli anni ’80 fu implicato in storie legate alla banda armata e la sua condanna a 16 anni non gli lasciava molte speranze. Eppure, grazie all’indulto, dopo 14 anni di detenzione è uscito e con un percorso formativo che abbiamo fatto insieme è riuscito ad inserirsi in un’azienda collegata a Tiscali. Paolo ha saputo della possibilità di partecipare al progetto dagli operatori dell’Ufficio esecuzione penale esterna. Una volta deciso di intraprendere questo percorso ci siamo conosciuti e abbiamo cominciato a lavorare insieme. Dal primo incontro - ricorda Cocco - ho capito subito che si poteva fare qualcosa. Nonostante un passato ‘particolare’, era molto determinato nel volere cambiare vita e, soprattutto, nel trovare un lavoro dignitoso. Così Paolo con in mano la sola licenza media si è messo a studiare e, grazie anche ai consigli dei suoi colleghi, è arrivato a ricoprire un ruolo importante e di responsabilità. Attualmente è, infatti, operatore informatico e addetto alla verifica e sbobinamento dei contratti dell’azienda presso cui lavora. Un successo che lo ha reso ancora più serio e motivato”.

E il destino di Sara (nome di fantasia) 46 anni, sempre di Cagliari, è in un certo senso legato a quello di Paolo. “Laureata in Economia e Commercio - spiega il suo tutor, Roberto Cocco - Sara ha intrapreso una strada illegale legata anche a un tragico periodo di tossicodipendenza. Grazie al suo compagno, ha conosciuto le opportunità offerte dal progetto Indulto. Dopo un periodo formativo trascorso all’interno dell’istituto penitenziario, ha cominciato a lavorare in un’azienda che gravita sempre attorno a Tiscali. Anche in questo caso, dal primo colloquio ho capito subito che avevo di fronte a me una persona con un passato molto difficile e penoso ma con una grinta nel voler superare tutto e andare avanti non comune. Così, dopo pochi mesi di impiego, Sara ha fatto amicizia con i suoi colleghi ed è diventata una professionista molto stimata nel suo campo. Ma, cosa ancora più importante, ha stretto un rapporto di confidenza, oltre che professionale, con Paolo con il quale si sente quasi quotidianamente, lavorando per due aziende collegate tra loro negli affari. Un rapporto che ha contribuito, giorno dopo giorno, a rafforzare il desiderio di uscire dal tunnel in cui erano entrati”.

MILANO, PER INES VOGLIA DI IMPARARE E IL PREZIOSO AIUTO DELLA TUTOR

Per Ines (nome di fantasia), 56 anni, colombiana, cinque anni passati in carcere per una condanna per reati connessi alla droga, la vita appariva solo in salita. Prima dell’incontro con il Progetto ‘Indulto’, che, per fortuna, le ha cambiato la vita. Ricominciare una vita con tempi e ritmi ‘normali’ è, notoriamente, più difficile se si è stranieri e se non si ha una famiglia che, almeno nei momenti più critici, può accogliere e dare un minimo riparo. Questi erano i presupposti da cui è partito a Milano (per la precisione nel carcere di Monza) il percorso di questa donna. “Ines - racconta Barbara Roncalli, sua tutor nell’ambito del progetto - ci è stata segnalata dagli operatori del carcere, perché provassimo proprio con lei un percorso di reinserimento sociale e lavorativo. Ines, infatti, era sposata con un italiano, aveva già costruito relazioni stabili in Italia e parlava perfettamente la nostra lingua”.

La tutor di Italia Lavoro ha effettuato molti colloqui con Ines, per cercare di capire la sua storia pregressa, il suo precedente rapporto con il lavoro e le sue capacità. Un’attività che, dice ancora Barbara, “non è stata un semplice ‘bilancio di competenze’, ma qualcosa di più”. Nel frattempo, Ines si dà da fare e frequenta in carcere un corso di informatica, un’esperienza che si rivelerà molto utile proprio per trovare un’occupazione. Infatti, Barbara individua in una cooperativa sociale che si occupa di assicurazioni proprio il tirocinio giusto per Ines. La donna si occuperà di lavori di segreteria, risponderà al telefono, spedirà lettere, terrà in ordine l’archivio.

“L’inizio è stato duro - ammette Barbara - perché Ines veniva da 5 anni di detenzione e non è facile riprendere i ritmi. Per fortuna, è stata molto seguita da me e dal tutor aziendale che l’ha anche coinvolta in corsi di formazione, perfezionando la sua conoscenza del computer. Dopo i primi due mesi, già andava molto bene”. Ines, ora, sta terminando il suo tirocinio, ma è già in vista l’assunzione part time.

“Una soluzione che Ines ha accettato molto volentieri - spiega la tutor - e che, in questo momento, le si adatta meglio di un full time, perché Ines ha ancora bisogno di tempo per sé: sta ricostruendo un rapporto con il marito, è in terapia da una psicologa e si deve cercare una casa, in quanto finora è stata ospite della Caritas”. Insomma, un bel risultato raggiunto grazie, anche e soprattutto, alla costante azione di accompagnamento dei tutor, “una figura fondamentale di riferimento - conclude Barbara - per quel sostegno di cui le persone che escono dal carcere dopo anni hanno necessariamente bisogno”.


23/04/2008
 
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