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Ires, 3,8% infortuni nel 2006 denunciato in settore sanità
Nel settore della sanità, secondo gli ultimi dati Inail, sono stati denunciati 35.302 infortuni nel 2006, pari al 3,8% del totale complessivo. E’ quanto emerge dal rapporto di ricerca ‘I rischi di agenti chimici nella percezione dei lavoratori. Il caso del comparto del settore sanitario della regione Lazio’, realizzato dall’Ires Cgil e presentato a Roma presso il Parlamentino dell’Inail. Questo settore si caratterizza per un aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente, registrando una controtendenza rispetto all’andamento in generale (-1,3% considerando i lavoratori di tutti i settori). Rispetto al 1999 gli infortuni del settore sono aumentati del 50,7%. In aumento i casi mortali, che sono stati 27 nel 2006, quasi il doppio rispetto a quelli avvenuti negli ultimi due anni (erano 17 nel 2004 e 14 nel 2005). La frequenza relativa d’infortunio, si legge nella ricerca, è superiore alla media dei servizi, con 25,7 casi ogni mille addetti contro 22,12, Rispetto alla media totale, invece, il settore registra livelli più bassi, poiché nell’industria si concentrano i settori più rischiosi per i lavoratori.
INFERMIERI E OPERATORI CATEGORIE PIU’ COLPITE
Il maggior numero di infortuni, si legge nel rapporto Ires, è dichiarato dagli infermieri (il 35,2% del totale), seguiti dagli operatori (24%), dagli ausiliari e i portantini (10,8%), dagli assistenti sanitari (22,1%). Il restante 22,1% dei casi, invece, è subito dalle altre professionalità. Le differenze esistono anche a livello di genere. Su 35.302 infortuni in totale, 25.713 sono denunciati da donne (73%), anche in conseguenza della loro elevata presenza tra gli occupati. Nel settore sanità, si concentra il 12% degli infortuni denunciati dalle lavoratrici (25.713 casi su 249.417 subiti dalle lavoratrici nel 2006). Questa percentuale è in aumento in relazione alla crescita del numero di occupati di sesso femminile impiegati in questo settore.
Gli infortuni si concentrano nelle classi di età centrali e la metà avviene ai danni di lavoratori tra i 35 e i 49 anni. Il 9,1% coinvolge gli extracomunitari e i casi in itinere sono in leggero aumento (5.556 denunce nel 2006, +0,9% rispetto al 2005). In generale, le malattie professionali denunciate dai lavoratori hanno subito un forte aumento tra il 2002 e il 2005, mentre l'ultimo anno si registra un'inversione di tendenza, con il 18,9% di casi in meno rispetto all'anno precedente.
“L’indagine - dice Agostino Megale, presidente dell’Ires - conferma il grande interesse che l’Ires ha nello sviluppare con l’Inail e con tutti i soggetti interessati ad assumere il tema della sicurezza come prioritario nell’azione quotidiana. Nel rapporto assume una grande centralità non la tecnologia né la dimensione dell’impresa, ma la persona che lavora in quanto persona che rischia e che organizza le sue prestazioni professionali ogni giorno”. Per Megale, “la questione della sicurezza sul lavoro non può essere né di destra né di sinistra. Non ci possono essere atteggiamenti di parte”.
“Anche le norme recenti previste dal Testo unico - precisa - sono sì importanti, ma non agiscono in un Paese privo di leggi. Sicuramente l’informazione è un aspetto importante: si rischia di più quando non si percepisce il rischio. La sfida è quella di diminuire a un tasso accettabile gli elementi di rischio sul lavoro”. Anche il direttore regionale dell’Inail, Antonio Napolitano, pone l’accento sull’importanza dell’informazione per la prevenzione degli infortuni. “Contiamo di realizzare indagini del genere - ricorda - anche per i settori della scuola, nautica e tanti altri. La ricerca evidenzia che quanto la tipologia contrattuale è più forte tanto più i lavoratori si sentono garantiti a livello di sicurezza, ma solo nei primi 10 anni. Chiedo di promuovere la cultura della sicurezza anche per rispettare la mission dell’Inail”.
BATTAGLIA, PER CONTRASTARE INFORTUNI SUL LAVORO IMPORTANTE FORMAZIONE LAVORATORI
Ma il rapporto Ires evidenzia anche i dati relativi alla regione Lazio. Il 6,8% degli infortuni nel settore sanitario avviene nel Lazio, con 2.411casi registrati nel 2006. In particolare, Roma concentra l’85,1% delle denunce della regione. Tra i lavoratori infortunati nel Lazio, tra industria e servizi, il 4,2% opera nel settore sanitario. Il fenomeno infortunistico è in tendenziale aumento, con un’intensità maggiore di quanto avviene nel resto d’Italia. Nel 2006 si registra il 9,2% di casi di infortunio in più rispetto al 2005, contro lo 0,6% della media nazionale. La gravità del dato, si legge nell’indagine, è accentuata considerando che la media complessiva, per tutti i settori, registra una diminuzione dell’1,3%. Il fenomeno tecnopatico, inoltre, ha registrato un aumento dei casi tra il 2002 e il 2003, e una diminuzione negli anni seguenti, seguendo almeno in parte l’andamento nazionale. Come gli infortuni, la maggior parte delle malattie sono denunciate a Roma.
“L’indagine - spiega l’assessore regionale alla Sanità, Augusto Battaglia - contribuisce al lavoro portato avanti dalla regione in questi tre anni che pone al centro delle nostre azioni la sicurezza sul lavoro. Per contrastare il fenomeno degli infortuni, però, non basta solo l’appello e la sensibilità mostrata dalle istituzioni e dalla stampa. Serve anche la capacità di andare nello specifico permettendo così all’azienda di far lavorare i suoi dipendenti in sicurezza”. Per l’assessore Battaglia, infatti, un aspetto importante è l’informazione-formazione. “I professionisti del settore sanitario - osserva - sono laureati o comunque diplomati e pur coscienti dei rischi relativi al lavoro svolto devono essere messi in grado di ‘non dimenticarlo’. Per questo, vedo due problemi che influiscono sulle probabilità di aumentare il fenomeno infortunistico: il primo è dato dallo stress collegato, ad esempio, a turni consecutivi; il secondo è che la sanità è un sistema moderno e dinamico. Ogni giorno, infatti, vengono applicate nuove tecnologie che richiedono un continuo aggiornamento. Questa situazione richiede, quindi, una grande attenzione ai percorsi formativi da strutturare ad hoc in relazione ai farmaci e alle nuove tecnologie. I continui cambiamenti cui è sottoposto il settore sanitario - sostiene Battaglia - ci impone una sfida alla quale non possiamo che rispondere con il cambiamento”.
08/05/2008
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