Isfol, nel Lazio 2.301 soggetti con disturbo psichico inseriti in centri diurni

Inserire o reinserire al lavoro persone con disturbi psichici: un percorso ancora molto difficile nel nostro Paese. Dall'emanazione della legge 180 del 1978 (la cosiddetta legge Basaglia), ancora oggi, a livello nazionale, mancano disposizioni normative univoche in ambito di reinserimento dei pazienti psichiatrici. Per questo, le azioni di accompagnamento e di reinserimento variano da struttura a struttura e da regione a regione, a seconda del tipo di percorso attuato, degli operatori coinvolti, del ruolo svolto dalla cooperazione sociale e dal volontariato e del tipo di attività di cura, recupero, orientamento e formazione realizzati.

L'Osservatorio sull'inclusione sociale (Ois) dell'Isfol (Istituto formazione e orientamento dei lavoratori) ha ora avviato il Programma per il sostegno e lo sviluppo dei percorsi integrati di inserimento socio-lavorativo dei soggetti con disturbo psichico (Pro.P), di durata biennale. Un'iniziativa che ha preso spunto dal lavoro dei Centri Diurni Riabilitativi del Lazio, strutture che si occupano della riabilitazione dei pazienti psichiatrici, attraverso l'accompagnamento e la formazione. Nei giorni scorsi, sono stati resi noti alcuni risultati del primo anno di attività del progetto, dedicati interamente alla regione Lazio.

Sono 2.301 i soggetti con disturbo psichico che si sono rivolti nell'ultimo anno ai 58 Centri Diurni Riabilitativi (Cdr) del Lazio. Il 38% con frequenza quotidiana, il 40% almeno una volta a settimana, mentre solo il 4% due volte a settimana. I dati confermano il ruolo centrale di queste strutture pubbliche come forme di sostegno a un'utenza che altrimenti potrebbe contare solo sulla famiglia e i servizi sociali.

IL 22% ATTIVITÀ DEDICATO A INSERIMENTO LAVORATIVO

L'analisi delle attività svolte dai Ccr vede, infatti, al primo posto il sostegno alla socializzazione con il 38% e - a breve distanza - le azioni di sostegno clinico-terapeutico con il 26% e all'inserimento lavorativo con il 22%. Queste azioni si declinano in una serie di attività e servizi alla persona che si articolano su più livelli: non solo formano, ma orientano e, in alcuni casi, accompagnano al lavoro.

L'attività dei centri si è sviluppata a partire dal modello dell'impresa sociale promosso dal comune di Roma e ha previsto un processo integrato di formazione, riabilitazione e cura dei pazienti psichici attraverso azioni di ricerca e di assistenza tecnica a valenza regionale.

Le attività avviate nei Centri Diurni del Lazio sono state 332. Fra queste, 53 dedicate alle arti espressive, 37 alle arti pittoriche, 36 alla cura di sé e alla risocializzazione, 33 alle attività sportive, 24 a laboratori artigianali vari. Sul fronte degli operatori, i Cdr contano su un personale di 516 specialisti che provengono per più della metà dei casi (298) dalla Asl. I ruoli ricoperti sono vari e vanno dagli infermieri (30,2%) agli psicologi (13,2%).

Per quanto riguarda, invece, gli utenti, si è stimato una media di 40 soggetti per ciascun centro. Di questi, il 58% sono uomini, che rappresentano quindi la fetta più ampia. La maggior parte di loro ha un'età compresa tra i 25 e i 44 anni (52%), mentre solo il 6% sono giovani al di sotto dei 24 anni. Il grado di istruzione prevalente è quello medio-inferiore (47%), ma è consistente anche la quota dei diplomati (30%); si rileva perfino un 2,5% di laureati. Tutti gli altri hanno la licenza elementare o un attestato di formazione professionale.

I risultati di questo primo anno di analisi e interventi territoriali previsti dal Programma Pro.P hanno consentito di definire quanto il progetto dovrà realizzare il prossimo anno in altre 4 regioni (del Nord e del Sud Italia). Pro.P è un programma integrato avviato dal ministero del Lavoro con il supporto dell'Ois dell'Isfol, che ha l'obiettivo di razionalizzare, sviluppare e mettere a sistema i processi di integrazione, attraverso lo studio delle attività, delle risorse e delle diverse variabili che influenzano il successo dei percorsi di inserimento dei disabili psichici.

Le aree di lavoro del programma sono 5: scenari e processi di integrazione socio-lavorativa, percorsi di empowerment, formazione degli operatori, contesti esterni e mercato del lavoro e informazione.


21/05/2008
 
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