Istat, Italia un paese in crescita lenta

Un Paese in crescita lenta, rispetto alla media delle ‘performance’ internazionali per non parlare delle economie emergenti. E’ questa l’analisi che si ricava dal ‘Rapporto annuale Istat’ sulla situazione dell’Italia relativa al 2007, presentato dal presidente dell’Istituto nazionale di Statistica, Luigi Biggeri, nella Sala della Lupa di palazzo Montecitorio. Una fotografia scattata e riprodotta nel volume di 420 pagine, suddiviso in cinque capitoli dedicati alla congiuntura economica; al sistema delle imprese; all’evoluzione dei sistemi teritoriali; al mercato del lavoro e alle condizioni economiche delle famiglie e all’immigrazione.

I ricercatori mettono in evidenzia che l’anno trascorso è stato un anno di rallentamento dell’economia italiana, con un quarto trimestre con il segno negativo, anche se poi appare compensato da un primo trimestre del 2008 in rialzo. A fronte di una crescita mondiale che ha viaggiato al ritmo sostenuto del 3,7% del prodotto ai prezzi di mercato e del 4,9% a parità di potere d'acquisto, il Pil in Italia è cresciuto solo del 1,5% dato ancor più negativo rispetto al precedente pari al 1,8% e con un differenziale rispetto alla media europea nell’ordine di un punto percentuale.

In questo contesto, la spesa per i consumi delle famiglie è aumentata del 1,4%. Una dinamica positiva favorita da un incremento del reddito in termini reali dell’1% oltre che da una maggiore propensione al consumo. E’ rimasta invece moderata l’inflazione media annua, con un’accelerazione però a partire dalla scorsa estate dovuta soprattutto al rialzo dei prodotti delle materie prime. I prezzi al consumo sono cresciuti del 1,8% anche se il tasso di crescita tendenziale nell'ultimo trimestre è salito al 2,4% e ha continuato a crescere fino al dato del 2,6% per l’inflazione acquisita per l’anno in corso, ad aprile 2008. Sul fronte dell’occupazione, la crescita ha riguardato esclusivamente le regioni del Centronord mentre nel Sud il tasso è rimasto stabile.

E’ salita l’incidenza dei lavoratori stranieri sul totale degli occupati, passata al 6,5% con la quota che si impenna al 8% nell’Italia settentrionale e centrale e scende al 3% nell’Italia meridionale. Quanto alla dinamica salariale, si è attenuata passando per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno dal 3% del 2006 al 2,1% del 2007. E’ aumentata invece di 1,2 punti percentuali la pressione fiscale, raggiungendo la media del 43,3%.

Per quel che riguarda il sistema delle imprese, “l’attuale crisi di produttività dell’economia italiana - si legge nel Rapporto Istat - è imputabile solo in minima parte all’effetto di riallocazione settoriale dell’occupazione. Ad incidere sono soprattutto altri elementi: il fattore lavoro legato alla diffusione di forme di lavoro più flessibili; la crescita dell’intensità dei costi intermedi; la prevalenza di comportamenti di imprese volte a perseguire obiettivi di redditività piuttosto che di produttività”.

Il tasso di attività della popolazione italiana si attesta al 62,5% rispetto al dato europeo del 70,5% con divari ancora molto accentuati tra un Nord al 69,1% e un Sud al 52,5%. Prosegue, però, il calo della disoccupazione secondo un trend che si registra oramai da almeno otto anni. Nel 2007, i senza lavoro sono stati poco più di un milione e mezzo. Ma attenzione: al calo della disoccupazione non si accompagna un parallelo aumento del tasso di occupazione ma un allargamento della inattività, ovvero degli italiani, specie donne, che hanno rinunciato a cercare attivamente un lavoro. Sul bilancio familiare gravano soprattutto i costi della casa: la spesa in media è di 315 euro al mese pari al 14% del reddito che scende al 8,5% per le famiglie ‘ricche’ e sale al 31,1% per le famiglie ‘povere’.

Sono il 18,2% quelle che vivono in affitto, soprattutto nelle grandi città, per una spesa media mensile di 340 euro. Il 13% sopporta gli oneri delle rate per il mutuo che ha consentito di acquistare un’abitazione di proprietà, in genere la prima casa dove si risiede. Il Rapporto Istat rileva che ha ripreso vigore il movimento migratorio interno, con l’accelerazione maggiore registrata tra il 2002 e il 2005 quando si sono contati circa 1,3 milioni di trasferimenti all’anno soprattutto lungo la direttrice Sud-Nord con le regioni Veneto, Emilia-Romagna e Marche a far da calamita e il caso di Crotone, dalla quale si sono riscontrate soltanto partenze e nessun nuovo arrivo. Rilevato anche il fenomeno centrifugo di breve raggio da Roma, Milano e Torino verso le aree limitrofe dell’hinterland.

Sul fronte immigrazione, infine, sono arrivati a quota 3,5 milioni i cittadini stranieri residenti in Italia pari al 5,8% del totale, secondo la stima alla fine del 2007, anno che ha fatto registrare un notevole aumento, della consistenza di 454.000 unità, con un record per i rumeni aumentati di 300.000 persone, seguiti da albanesi, marocchini, cinesi e ucraini: un totale che rappresenta il valore più alto finora registrato nel nostro Paese.


28/05/2008
 
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