Istat, per laureati più facile trovare lavoro

Studiare e laurearsi conviene. Parola di Istat, che ha diffuso alcuni dati della nuova edizione di ‘Università e Lavoro’ con un primo, anche se provvisorio, bilancio delle lauree triennali, istituite con la riforma universitaria entrata in vigore nell’anno accademico 2001/02. Continuare a studiare conviene, dice l’Istat, e gli effetti di questa scelta sono subito evidenti. Infatti, nel periodo immediatamente successivo alla conclusione degli studi, la differenza nei tassi di disoccupazione tra i laureati e i diplomati di scuola secondaria superiore indica già un vantaggio per chi possiede una laurea (il 14% contro il 18,1% dei diplomati). Questa situazione si mantiene anche nel secondo quinquennio successivo al conseguimento del titolo di studio: per i laureati 30-34enni la disoccupazione scende al 6,4%, mentre tra i diplomati di 25-29 anni si attesta all’8,8%.

E tuttavia scende la quota di studenti che decidono di proseguire gli studi dopo la maturità. Le immatricolazioni nell’anno accademico 2006/07 sono poco più di 308 mila (oltre 16 mila in meno rispetto all’anno precedente). Il deciso calo del 2006/07 (-5%) conferma la tendenza già elevata nel 2005/06 (-2,3%) e nel 2004/05 (-1,8%). Nel 2006/07 la gran parte delle immatricolazioni (83,9%) è indirizzata verso i corsi di durata triennale, mentre il 15,1% delle matricole sceglie i corsi di laurea a ciclo unico (medicina, farmacia, architettura, le lauree magistrali in giurisprudenza ecc.) e l’1% quelli previsti dal precedente ordinamento (essenzialmente il gruppo insegnamento). Su 100 nuovi iscritti, 56 sono donne. I gruppi insegnamento, linguistico e psicologico sono quelli in cui la presenza femminile è particolarmente alta (oltre l’80%); nei gruppi difesa e sicurezza, ingegneria e scientifico, al contrario, è maggiore il peso della componente maschile. Gli abbandoni degli studi universitari o le interruzioni di frequenza avvengono generalmente all’inizio del corso di studi: il 19,9% degli immatricolati nel 2005/06 non si è reiscritto nel successivo anno accademico (una quota sostanzialmente stabile rispetto a quella degli ultimi anni).

Nel 2007 a circa tre anni dal conseguimento del titolo, il 73,3% dei laureati in corsi lunghi svolge un’attività lavorativa, una percentuale sostanzialmente simile a quella dei laureati nei corsi triennali (71,1%). Viceversa, la quota di giovani in cerca di lavoro è più contenuta per chi ha conseguito il titolo breve; questo perché i laureati triennali scelgono molto spesso di proseguire nel successivo biennio specialistico o di dedicarsi a ulteriori attività di studio. I laureati in corsi lunghi sono invece più favoriti nel trovare un lavoro continuativo dopo il conseguimento del titolo (sono il 56,2% contro il 48,5% dei laureati triennali).

I corsi di laurea lunga che favoriscono un inserimento lavorativo più rapido sono quelli del gruppo Ingegneria: Ingegneria meccanica (a tre anni dalla laurea l’88,5% degli ingegneri meccanici ha un’occupazione continuativa), Ingegneria delle telecomunicazioni (88,2%) e Ingegneria chimica (85%). Buone prospettive occupazionali presentano anche le lauree in Farmacia (81,7%), Economia aziendale (76,6%), Odontoiatria e protesi dentaria (75,3%). I laureati che hanno più difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro sono quelli del gruppo medico (svolgono un lavoro continuativo soltanto in circa 24 casi su 100); seguono i laureati dei gruppi giuridico (38%), educazione fisica (46%), geo-biologico (47%) e letterario (49%). La spiegazione sta nella particolarità dei percorsi post-laurea dei giovani in uscita da questi raggruppamenti: a tre anni dalla laurea i medici sono ancora molto spesso impegnati nelle scuole di specializzazione (53 laureati su 100 svolgono formazione retribuita); anche i laureati in materie giuridiche, a causa dell’attività di praticantato post-laurea (per lo più non retribuito), cominciano più tardi a cercare lavoro. Per i laureati dei gruppi educazione fisica e letterario, invece, la limitata diffusione di un’occupazione continuativa dopo la fine dell’università si deve, almeno in parte, all’inizio di attività lavorative prima del conseguimento della laurea, che fanno attestare l’occupazione complessiva su valori superiori alla media (pari rispettivamente al 77 e al 75%).

I corsi di laurea breve che consentono un inserimento lavorativo più facile riguardano le professioni infermieristiche e ostetriche (ben il 72,3% dei laureati ha un’occupazione continuativa iniziata dopo la laurea), le scienze e tecnologie farmaceutiche (67,3%) e le scienze e tecnologie informatiche (66,6%). Sono superiori alla media anche le percentuali di occupati relative ai laureati in scienze della mediazione linguistica (61,6%) e in disegno industriale (60,3%). I laureati in corsi brevi che incontrano maggiori difficoltà a lavorare stabilmente sono invece quelli del gruppo giuridico (soltanto 22 su 100 hanno un lavoro continuativo dopo il conseguimento del titolo); seguono i laureati dei gruppi geo-biologico (31,3%), psicologico (31,9%) e letterario (35,3%).


03/06/2008
 
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