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Per 76% europei stesso posto per intera vita è cosa superata
Il 76% dei cittadini dell’Unione europea, secondo un’indagine di Eurobarometro, pensa che rimanere nello stesso posto di lavoro per l’intero arco della propria vita lavorativa sia ormai una “cosa superata”. E la stessa percentuale vede nella possibilità di passare da un posto di lavoro a un altro una maggiore probabilità di trovare un’occupazione e di poter esprimere meglio le proprie potenzialità e aspirazioni nel mercato del lavoro. In altre parole, il cittadino europeo è pronto a diventare un “lavoratore competitivo”, per poter essere pienamente partecipe del mercato globale e non doverne solo subire le conseguenze. In questi termini, la ‘flexicurity’ vuole e può essere lo strumento adatto per accelerare questo processo. Questo l’appello lanciato in occasione del seminario ‘Verso i principi comuni della flexicurity’, organizzato a Mestre dall’Isfol e dalla Commissione europea.
Un dibattito sulla ‘flexicurity’, quindi, termine che unisce il concetto di flessibilità (flexibility) e quello di sicurezza (security) e che indica lo strumento che mira a garantire i lavoratori (soprattutto giovani) che si affacciano sullo scenario globale con un'adeguata protezione sociale. Durante il seminario, infatti, si è parlato delle modalità in atto e di quelle in fase di programmazione affinché anche l’Italia possa essere partecipe di questo processo.
“La ‘flexicurity’ nasce dall’esigenza di percepire con uno sguardo nuovo e complementare - ha spiegato Sergio Trevisanato, presidente dell’Isfol, nel suo intervento introduttivo - due concetti apparentemente in contraddizione, ma che si legano nell’ottica di garantire, sia per il lavoratore che per il suo datore, alcune componenti chiave legate alle strategie della crescita e dell’occupazione”.
La ‘flexibility’, infatti, come è stato illustrato, ha a che fare con i momenti di passaggio o transizione che contrassegnano la vita di un individuo: dal mondo della scuola a quello del mercato del lavoro, da un’occupazione a un’altra, dalla disoccupazione o inattività alla condizione di lavoratore e, infine, dal lavoro al pensionamento. ‘Flexibility’ significa assicurare posti di lavoro sempre numerosi e migliori, garantire la cosiddetta mobilità ascendente, lo sviluppo ottimale dei talenti e una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
La ‘security’, dal canto suo, è qualcosa di più che la semplice sicurezza di mantenere il proprio posto di lavoro: essa significa dotare le persone delle competenze adeguate a progredire lungo tutto il corso della propria vita lavorativa e renderle in grado di poter trovare, in ogni fase di transizione, una nuova occupazione. ‘Security’ vuol dire, quindi, adeguate indennità di disoccupazione, opportunità di formazione soprattutto per i lavoratori meno qualificati, strategie di inserimento al lavoro delle categorie più svantaggiate quali le donne, i giovani e i migranti.
03/06/2008
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