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Unindustria Venezia, su 2.400 euro stipendio solo 796 al lavoratore
Su 2.400 euro di costo aziendale di uno stipendio di un lavoratore, 578 sono destinati alle pensioni, 291 ai servizi generali e 224 alla sanità. Risultato: solo 796 euro finiscono nelle tasche del lavoratore. A denunciare la situazione Unindustria Venezia, che ha presentato, nella città della Laguna, la nuova campagna di comunicazione “Chi si mangia la mia paga”. L’iniziativa è stata promossa dagli industriali di Venezia proprio per continuare a mantenere alta l’attenzione sul problema (o meglio l’allarme) del ridotto potere d’acquisto dei salari. “Siamo partiti dai numeri - ha spiegato Massimo Codato, vicepresidente di Unindustria Venezia e presidente delle Pmi - per lanciare un messaggio forte e chiaro. La nostra rielaborazione permette di capire, e soprattutto di far capire, ai cittadini quanto la mole delle tasse in Italia pesi su tutti: privati, aziende e dipendenti. Chiedere di ridurre la tassazione significa in primis aumentare il potere d’acquisto di ogni singolo lavoratore. E a beneficiarne siamo convinti saranno la stessa economia, le famiglie e le imprese”. La campagna di comunicazione è la seconda, dopo quella sulla detassazione degli straordinari e dei premi di produzione, intitolata “Siamo davvero in Europa?”. Ora, i manifesti della nuova campagna, affissi sugli autobus di Venezia per tutto il mese di giugno, informeranno i cittadini sul peso delle imposte dirette e indirette nella propria busta paga.
TURDÒ, DIALOGO TRA LAVORATORI E IMPRENDITORI
La campagna si basa su un messaggio visivo molto chiaro: una baguette affettata rappresenta il costo aziendale mensile di 2.400 euro di uno stipendio tipo, sminuzzato in tante piccole parti fino a ridurre la fetta ‘mangiabile’ a soli 796 euro. Su un netto in busta paga che ammonta, infatti, a 1.298 euro si devono togliere tasse e accise che gravano sui servizi primari come Iva, bollo auto, Ici, benzina, pratiche amministrative e altro ancora. Al lavoratore rimangano, dunque, solo 796 euro netti spendibili. Ciò significa che solamente un terzo dello stipendio torna in circolo per l’economia, mentre la parte restante, calcolabile in 1.604 euro, è trattenuta dallo Stato. Secondo una rielaborazione di Unindustria Venezia di dati Istat 2006, infatti, ben 578 euro sono assorbiti dalle pensioni, mentre i servizi pubblici generali e il debito pubblico gravano per un totale di 281 euro. Seguono: sanità (224 euro), affari economici (202 euro), istruzione (141 euro), ordine pubblico (62 euro), difesa (46 euro), abitazioni e assetto territoriale (27 euro), attività culturali ricreative e di culto (27 euro) e protezione ambientale (16 euro).
“Iniziative che si avvalgono di un linguaggio semplice ed immediato, dal grande impatto visivo, ma soprattutto con una serie di informazioni precise come quelle promosse da Unindustria Venezia - ha sottolineato Italo Turdò, direttore di Unindustria Venezia - sono importanti per avviare nuove prospettive. Fino ad oggi, infatti, si è sempre puntato il dito sulla contrapposizione fra imprenditori e lavoratori. Se invece vogliamo guardare al futuro con ottimismo è arrivato il momento di iniziare a dialogare maggiormente. E le istanze comuni ci sono”.
BETTIOL, PRELIEVO FISCALE NON SI TRASFORMA IN SERVIZI
“Siamo consapevoli - ha affermato Fabrizio Bettiol, vicepresidente di Unindustria Venezia - che esiste una difficoltà strutturale di fondo, ovvero quella di una domanda interna ed una capacità di spesa bassa. Inoltre il prelievo fiscale sul reddito del lavoratore non si trasforma in servizi che innescano un circolo virtuoso per far crescere l’economia”.
“Unindustria Venezia dà seguito all’interessante iniziativa di trasparenza relativa alle retribuzioni - ha commentato Giuseppe Morandini, presidente della Piccola Industria di Confindustria - offrendo un ulteriore dettaglio sugli oneri che sono contenuti nelle buste paga dei nostri lavoratori e che condizionano pesantemente il salario netto. Tra Iva e altri contributi vari, infatti, il netto è di soli 796 euro. Ritengo - ha concluso Morandini - particolarmente utile aver chiarito la destinazione dei 1.600 euro che ritornano in 30 giorni nelle casse dello Stato, affinché ognuno possa trarre le proprie valutazioni in merito al rapporto tra tasse pagate e servizi ricevuti”.
CALEARO, DEFISCALIZZARE SECONDO LIVELLO PER AUMENTARE BUSTA PAGA
“Conosciamo bene il tema sottolineato dai dati di Unindustria Venezia: se un lavoratore costa 'x', in busta paga prende un terzo di 'x'. Bisogna riuscire a dare più soldi in busta paga ai lavoratori dipendenti e, per fare questo, la cosa più giusta è defiscalizzare il secondo livello”. Massimo Calearo, già presidente di Federmeccanica, deputato del Partito Democratico e membro della commissione Lavoro della Camera, ha commentato con LABITALIA i dati presentati da Unindustria Venezia sui salari. “Defiscalizzare il secondo livello - ha insistito Calearo - è la cosa migliore perché la defiscalizzazione degli straordinari non incide, ad esempio, sui salari delle donne (che straordinari non ne fanno) o su chi lavora in part time. Defiscalizzare il secondo livello - ha concluso Calearo- è la misura che permette alle aziende che vanno bene di premiare la produttività e di incentivare la busta paga dei lavoratori”.
CASTRO, GOVERNO BERLUSCONI RIDURRÀ CUNEO FISCALE
“Sono dati noti, talmente noti che il primo provvedimento che il governo ha adottato è stato quello della detassazione degli straordinari”, è il commento di Maurizio Castro, senatore del Pdl e già direttore generale dell'Inail. “Il provvedimento adottato dal governo - ha spiegato Castro - incide favorevolmente sulla busta paga, non solo perché aumenta il salario, ma perché aumenta la produttività e la competitività delle aziende, con una manovra 'punta-tacco’. Il segno dei 5 anni di governo Berlusconi in materia di lavoro sarà proprio - ha concluso Castro - la riduzione del cuneo fiscale, purtroppo aumentato nella precedente legislatura”.
LANDI (ADICONSUM), DIMINUIRE LE TASSE SUL LAVORO DIPENDENTE
“Sulla busta paga dei lavoratori gravano molto gli oneri sociali e fiscali. Per questo, anche i sindacati hanno richiesto di ridurre le tasse sul lavoro dipendente”. A dirlo è Paolo Landi, segretario generale di Adiconsum. “In pratica - ha continuato Landi - se un lavoratore percepisce 1.000 euro, all'azienda ne costa 2.000, e sulla retribuzione lorda c'è l'aspetto tasse che incide pesantemente”. Bene, dunque, la riduzione della tassazione proprio sul lavoratore dipendente, “che le tasse - ha sottolineato Landi - le paga tutte, al contrario purtroppo di molti lavoratori autonomi”.
05/06/2008
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