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Eurispes, per 72,4% donne fare casalinga non ‘realizza’
Secondo il 72,4% delle donne, fare la casalinga non rende la donna realizzata. E’ quanto emerge dal sondaggio effettuato dall’Eurispes in collaborazione con DonnEuropeeFedercasalinghe e presentato a Roma. Non sono poche le donne che sottolineano come fare la casalinga, e quindi potersi dedicare alla famiglia e alla casa senza la necessità di garantirsi uno stipendio lavorando, costituisca una fortuna ormai non comune: si tratta del 41,6% contro il 54,2%. Solo una minoranza (24,7%) ritiene che fare la casalinga renda la donna libera e autonoma, mentre il 70,7% crede il contrario.
“Angeli del focolare, ma sempre più acrobate - dichiara il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara - divise tra lavoro, famiglia e figli. Motore della società, spesso penalizzate dal desiderio di diventare madri. Donne quotidianamente alle prese con l’economia e la gestione familiare, diventata una vera e propria prova di sopravvivenza per milioni di famiglie italiane che subiscono, come l'’urispes afferma da tempo, non più la crisi della quarta, ma ormai della terza settimana. Le uniche - spiega - spesso costrette a ‘scegliere di rinunciare’, ma che sembrano avere un forte desiderio: riuscire a conciliare il lavoro e la famiglia senza l'attuale implicazione che uno elimina l’altro”. “Il mondo del lavoro familiare o lavoro di cura - osserva Federica Rossi Gasparrini, presidente nazionale DonnEuropee Federcasalinghe - rappresenta un settore universale del nostro vivere. Partendo dai risultati dell’indagine che hanno messo in evidenza le problematiche derivanti dal peggioramento della situazione economica delle famiglie, che si ripercuotono in primis sul lavoro delle donne in termini di aumento del carico delle responsabilità e degli oneri, la nostra associazione intende impegnarsi per trovare e proporre ai decisori politici soluzioni che possano portare a una riduzione del costo della vita”.
35,5% DONNE SVOLGE LAVORO A TEMPO PIENO
Più della metà (53,4%) delle donne intervistate, però, non pensa che fare la casalinga riduca il ruolo della donna nella società, tuttavia un significativo 43,2% ritiene che sia così. D’altra parte, l’idea secondo cui il buon funzionamento dell’economia familiare dipenda dalla casalinga viene condivisa dal 78,6% delle donne. Così pure il 66,3% ritiene che dalla casalinga dipende la riuscita della famiglia. Il 31,7% crede che fare la casalinga rende soprattutto responsabili, un 17,9% si definisce invece insoddisfatta, il 12,9% soddisfatta e l’11,8% annoiata. Meno numerose le donne che si dicono fortunate (8,7%) o frustrate (7,7%). Le piu' soddisfatte del loro ruolo sono le piu' mature, dai 65 anni in su (22,5%), le meno soddisfatte le giovani dai 25 ai 34 anni (8,7%). Il 35,5% delle donne svolge un lavoro a tempo pieno, oltre alla quotidiana attività di casalinga. Il 16,6%, invece, dichiara di essere casalinga a tempo pieno e il 14,1% di percepire già la pensione. Tra quante sostengono di lavorare fuori casa, il 9,4% ha optato per un part-time orizzontale (tutti i giorni a orario ridotto) contro il 2,9% di quante lavorano con part-time verticale (tempo pieno ma solo in alcuni giorni della settimana). Il 6,4%, invece, ha un contratto a progetto e il 6% e' assunto a tempo determinato. Il 4,5% confessa di lavorare senza contratto. Il settore che apre le porte in misura maggiore alle casalinghe è quello impiegatizio (38,6%). Numerose anche le operaie (11,6%) e le libere professioniste (11,2%). Una casalinga su dieci, invece, è attiva nel settore dell’insegnamento (10,4%). Mentre il 2,9% svolge lavoro di baby-sitting. La difficoltà nel raggiungere livelli dirigenziali in campo lavorativo si riscontra nella bassissima percentuale di donne che hanno un ruolo di dirigente o quadro: solamente il 4,8%.
PER 65,7% CARRIERA COSTRINGE A RINUNCIARE-RIMANDARE MATERNITA’
Secondo l’indagine Eurispes, il 29,7% delle donne ritiene che sia un diritto delle casalinghe ricevere uno stipendio mensile, in quanto esse svolgono un lavoro a tutti gli effetti entro le mura domestiche. Il 24,6% sostiene che lo stipendio deve essere corrisposto dallo Stato là dove il reddito familiare è modesto, mentre l’11,5% lega il diritto allo stipendio al numero di figli a carico. Afferma di avere una polizza vita il 31,5% delle intervistate (contro il 62% che dichiara il contrario), il 19,1% ha una polizza integrativa (contro il 74,2% del campione che dichiara di non averla) e il 15,6% una polizza sanitaria (contro il 76,6% che non l’ha sottoscritta). Ha invece firmato un’assicurazione contro gli infortuni domestici il 16,2% delle intervistate contro il 75,9%. Il 65,7%, inoltre, ritiene che il lavoro o la carriera professionale costringono molte donne a rimandare la maternità o a rinunciarvi. Solo il 26,5% è convinta del contrario, mentre il 7,8%, essendo probabilmente ancora confusa sull’argomento, preferisce non esprimersi. Sono soprattutto le ragazze tra i 24 e i 34 anni ad essere convinte che sempre più donne oggi sono costrette a rimandare o rinunciare (76,8%). La previsione di una brillante carriera lavorativa, che potrebbe far seguito a tanti anni di studio e di duro impegno, spinge con molta probabilità le intervistate laureate ad essere fermamente convinte che oggi più che mai sia necessario rimandare o rinunciare a mettere al mondo dei bambini (70%). Per la maggioranza, poi, è importante che lo Stato intervenga al fine di favorire forme di flessibilità dell’orario di lavoro (81,6%), che permetta loro di conciliare al meglio lavoro e cura dei figli. Di poco inferiore (78,4%) è la percentuale di quante credono sia utile sostenere l’apertura di asili nido aziendali. Il 73% ritiene che lo Stato debba adoperarsi per ridurre il cuneo fiscale per le donne in maternità, mentre istituire programmi di formazione-aggiornamento professionale al rientro dai periodi di congedo non sembra essere un intervento assolutamente prioritario da attuare (56,4%).
16/06/2008
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