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Ale Ugl, giovani single e senza figli l’identikit degli atipici
Ha meno di 30 anni, un’istruzione medio-alta, per lo più single, senza figli. Per la legge, un co.co.pro.. E’ il ritratto degli atipici italiani che emerge da un’indagine condotta dall’Ale (Associazione lavoratori emergenti dell’Ugl) e presentata a Roma, che ha sottoposto un questionario a 734 lavoratori atipici tra settembre e novembre del 2007. Dall’inchiesta si rileva come per il 50,5% si tratti donne, ma la diversificazione di genere è praticamente alla pari, visto l’altro 49,5% è rappresentato da uomini. Prevale un’età al di sotto dei 30 anni (43%), anche se un 22,6% ha più di 40 anni e un 5,3% supera i 50. “Con questa indagine - dichiara a LABITALIA il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini - abbiamo voluto raccogliere dalla testimonianza diretta dei lavoratori emergenti quale percezione reale hanno della loro condizione di atipici. E’ evidente che c’è una scarsa fiducia nella possibilità di controllare, e quindi di modificare, la propria condizione, sebbene il tasso di desiderabilità in questa direzione sia alto. Il mercato del lavoro - osserva - è cambiato: il sindacato ha il dovere di creare un spazio di rappresentanza e di ascolto per quei lavoratori che per troppo tempo si sono sentiti in una specie di limbo sociale e in qualche modo privi di protezione”.
49,7% PROVIENE DAL SUD
Gli intervistati dall’Ale Ugl con contratto atipico dichiarano, nel 74% dei casi, di avere rapporti con un solo datore di lavoro e l’80,5% non ha altre fonti di reddito. Il 46,3% dice di aver ottenuto il lavoro per contatti personali o familiari. Il tasso di scolarizzazione dei precari all’italiana è elevato: ha la laurea il 21,1% e il diploma di scuola superiore il 57,7%. Che la precarietà sia un forte deterrente a metter su famiglia lo si evince dall’alta percentuale di single (61,1%) contro un 36,4% di coniugati. Il 66,4% del campione intervistato dichiara di non avere figli, ma non va ignorata una buona percentuale di chi ha uno o due figli che raggiunge il 29,4%.
Per quanto riguarda poi la provenienza geografica, è il Sud a farla da padrone con il 49,7%, seguito dal Centro (33,7%) e dal Nord (16,6%). In merito alle categorie merceologiche, il lavoro atipico prevale nel terziario privato dei servizi alle imprese, che guida la classifica con il 42,4%; a seguire l’industria (18,5%), la pubblica amministrazione (17,5%), il terziario dei servizi alla persona (12,3%) e infine l’agricoltura (9,3%). Guardando alle tipologie contrattuali, l’indagine rivela come per la maggior parte si tratti di contratti di collaborazione , i cosiddetti co.co.co. poi diventati co.co pro, che sono il 26,3%, seguiti dal lavoro interinale, che si attesta al 22,1%, e il contratto di lavoro dipendente a tempo determinato, al 20,6%.
“E’ evidente - commenta Giancarlo Bergamo, presidente dell’Ale - il richiamo alle responsabilità politiche, sindacali e professionali nel provvedere alla riorganizzazione delle aspettative degli individui relativamente a quelle che sono le variabili di contesto, da un lato, e di piano di formazione e di accompagnamento dei lavoratori dall'altro, in modo tale da rendere l'inserimento lavorativo efficace e soddisfacente”.
70,4% NON E' ISCRITTO A UN SINDACATO
Dall’indagine Ale Ugl emerge che il 70,4% afferma di non essere iscritto a un sindacato nè di averlo mai contattato per vertenze personali e il 29,4% ritiene che il sindacato potrebbe essere utile per favorire l’inserimento lavorativo, supportato da attività di formazione (20,5%) e di informazione (20,7%). Il 34% manifesta la preferenza a lavorare insieme attivamente a colleghi con lo stesso contratto e di farsi coordinare non dal datore di lavoro (32,5%) quanto da un coordinatore (46,5%); quando si tratta di dover esercitare una funzione di coordinamento, si preferisce avere a che fare con colleghi con il medesimo contratto (36,2%) che non con colleghi con contratto a tempo indeterminato (11,2%).
Lo stesso accade in occasioni di socializzazione come l’uscita per una pizza: il 41,4% lo farebbe con colleghi che hanno la stessa tipologia di contratto. Quando si deve discutere di problemi di lavoro, la maggioranza si rivolgerebbe al datore di lavoro (30,1%).
25/06/2008
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