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Marrazzo, per settore fiction una fondazione e un asse Roma-Milano
“Una fondazione della fiction tv dopo quella della Festa del Cinema, un asse Roma-Milano per far rinascere il ‘Mifed’ (Mercato internazionale del cinema e del multimediale ndr) trasformandolo in ‘Romifed’ e l’impegno per la formazione di chi opera nel distretto dell’audiovisivo, in modo da formare professionalità capaci di essere lette e viste all’estero”. Queste le tre proposte lanciate a Roma dal presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo, nel corso del convegno ‘Fiction italiana: il futuro è un diritto’. “Finanziamo la Festa del cinema e la RomaFictionFest - ha precisato - senza però volerle unire, perché bisogna uscire dalla logica che la televisione uccide il cinema. Il distretto dell’audiovisivo - ha ricordato - rappresenta una grande risorsa culturale ed economica della realtà laziale. Il mio progetto è che per il prossimo anno ci sia un grande momento di incontro proprio sul settore audiovisivo. Al posto dei film che fino a qualche anno fa occupavano le prime serate, infatti, ora ci sono le fiction”. Commentando poi l’afflusso di pubblico al ‘RomaFictionFest’, Marrazzo ha affermato: “Sono molto soddisfatto del successo della manifestazione, che dimostra che finalmente si è ragionato senza la paura di una televisione polemica che uccide il cinema”.
NEL LAZIO ATTIVE 1.123 IMPRESE AUDIOVISIVE
Sono 1.123 le imprese audiovisive localizzate nel Lazio, e in particolare nella provincia di Roma. E’ quanto emerge dalla ricerca ‘Il valore della fiction in Italia. Produzione, investimenti, programmazione, diritti Lazio, Italia, Europa’, realizzata dall’Istituto di Economia dei Media della Fondazione Rosselli per il Roma Fiction Fest 2008. Di queste, 869 appartengono al macro-comparto della produzione, pari al 77,5%, mentre le restanti 254 unità compongono il sistema distributivo dell’audiovisivo. Osservando i singoli comparti, si nota l’elevato numero di imprese di produzione che operano nel territorio romano: 431 unità, pari al 38,5% del totale delle imprese censite. Le società di servizi alla produzione contano 438 unità (39,5% del totale). Le 254 società che compongono il sistema distributivo, invece, sono il risultato della sommatoria di 113 esercenti cinematografici, 69 società di distribuzione e 72 emittenti televisive (a cui corrispondono 105 canali televisivi), rispettivamente il 6,1% e il 6,2% del totale. Tra il 2002 e il 2003, la regione Lazio ha riconosciuto cinque sistemi produttivi locali, tra cui l’audiovisivo romano e tre distretti industriali.
IN ITALIA 158 IMPRESE ATTIVE IN PRODUZIONE FICTION TRA 2002 E 2007
Il numero di imprese attive nella produzione di fiction, in Italia, tra il 2002 e il 2007, è di 158 attività. E’ quanto emerge dalla ricerca ‘Il valore della fiction in Italia. Produzione, investimenti, programmazione, diritti Lazio, Italia, Europa’. Il numero di società attive nella produzione audiovisiva nel suo complesso, sempre nello stesso periodo, è invece di 789 società. Il peso dei soggetti attivi nella produzione di fiction rispetto al totale dell'universo audiovisivo è del 20%. A livello geografico, l’area del Lazio ospita il 75% delle imprese attive in Italia, accentrate esclusivamente nell'area del capoluogo romano. Questa dimostra quanto per il settore il sistema produttivo romano rappresenti un fondamentale polo produttivo (75%), molto più che per le altre categorie produttive (sul totale della produzione audiovisiva il Lazio copre solo il 55% delle imprese). Analizzando il sistema per macro-aree, si evidenzia come sia la particolare concentrazione della fiction nel Lazio a fare del centro Italia l'area geografica in cui è localizzata la maggioranza assoluta (il 78%) delle imprese italiane di fiction, mentre al Nord ha sede il 18% delle società e al Sud appena il 4%. Anche per l’universo audiovisivo multigenere il centro Italia vede la maggiore concentrazione di soggetti attivi, con una quota del 60% sul totale nazionale. Mentre il Nord ospita circa un terzo dei soggetti attivi, la percentuale delle società con sede al Sud risulta estremamente ridotta: 6%.
ANDAMENTO ECONOMICO SETTORE IN CRESCITA DEL 5,7%
Il fatturato globale delle società che si occupano di produzione di fiction, nel 2006, ammonta a 739,9 milioni di euro, in crescita del 5,7% sull'anno precedente e del 37% rispetto al 2002. Il fatturato medio per singola società è di circa 6,8 milioni di euro, con una crescita del 32% sul 2002. Trattandosi di società che si occupano anche di altre attività produttive, la parte di ricavi che si riferisce solo alle fiction è stimata in 507 milioni, pari al 68,5% del totale. La fiction cresce in misura maggiore rispetto all’industria nel suo complesso. Mentre l’andamento economico dell'intero settore dell’industria audiovisiva è caratterizzato da una flessione dell'8% tra il 2005 e il 2006, la fiction ha continuato a crescere di un ulteriore 5,7%, da 700 a 740 milioni. Sempre secondo l’indagine della Fondazione Rosselli, la natura giuridica prevalente fra le società di fiction censite è la società a responsabilità limitata, che ha un’incidenza dell’84% rispetto all’universo di riferimento. Sommando a tale dato quello delle società per azioni (14%), si desume che la quasi totalità del settore è costituita da srl e spa. Nel 2006, le 7 emittenti generaliste che fanno capo ai tre grandi gruppi televisivi hanno mandato in onda 11.789 ore complessive di fiction (Italia ed estera), comprensive di prime tv e repliche. La fiction è il secondo genere più trasmesso in Italia, coprendo circa un quinto del palinsesto totale delle 7 emittenti generaliste nazionali (il 19,2%) della programmazione, dopo i programmi info-culturali. Rispetto agli altri Paesi europei l’Italia si pone a metà strada, con una quota superiore a quella di altre grandi nazioni quali la Francia e il Regno Unito, assestate intorno al 15% di fiction sull’intero palinsesto, ma nettamente inferiore rispetto a quella della Germania e Austria.
MAGGIORE PROGRAMMAZIONE SU EMITTENTI PRIVATE
In termini di domanda di programmi di fiction, nell’Europa occidentale l’Italia rappresenta il terzo mercato, dopo Germania e Danimarca, con 12mila ore. Quello italiano si configura come un mercato con un buon output di fiction nazionale (oltre 2mila ore) ma con una netta prevalenza, per quanto riguarda le importazioni, di fiction americana e con una bassa domanda di fiction europea non nazionale. In Italia, la maggiore programmazione di fiction va sulle emittenti private. In particolare, su Italia 1 e Rete 4 la quota si assesta fra le 2.300 e 2.500 ore, mentre scende fra le 1.800 e le 1.900 ore su Canale 5 e La7. Le emittenti Rai mostrano volumi più bassi, con prevalenza sull’emittente ammiraglia Rai Uno. Analizzando la distribuzione di ore di prodotto nazionale per canale, emerge che Rai Uno e Canale 5 sono le reti che mandano in onda il maggior numero di ore di fiction prodotte esternamente. Quanto trasmesso dall’ammiraglia della concessionaria pubblica ammonta a circa il 64% delle ore di fiction italiana tramessa dalla Rai, valore molto simile a quello di Canale 5, che trasmette il 65% delle ore fiction prodotte esternamente da Mediaset.
PER FICTION ITALIANA PIU’ COMPETITIVITA’ ALL’ESTERO
Il futuro della fiction e l’internazionalizzazione del settore. Questi gli argomenti affrontati a Roma nel corso del convegno ‘Fiction italiana: il futuro è un diritto’. “La fiction italiana - ha detto Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni - ha registrato un aumento di produzione rispetto agli altri Paesi. Tuttavia, restano alcuni nodi da sciogliere, come l’innovazione e l’essere competitivi all’estero. La fiction è comunque un prodotto di certezza di qualità dei palinsesti. In materia di digitalizzazione, nell’arco di un anno di un anno, investiremo il 50% della popolazione italiana”.
Anche Paolo Gentiloni, membro della commissione parlamentare dei servizi radiotelevisivi, ha ricordato “il bilancio positivo del settore fiction in Italia, che ha contribuito a dare una risposta alla domanda di cultura popolare che c’è nel nostro sistema”. “Nell'ultima Finanziaria - ha aggiunto - abbiamo cercato di accompagnare questo processo positivo aggiornando la legge su due punti. Il primo prevede che altri soggetti, oltre Rai e Mediaset, si affaccino sul mercato e il secondo punta a far mirare meglio gli incentivi verso i prodotti italiani”. “Abbiamo un grande interesse -ha affermato Maurizio Beretta, direttore generale di Confindustria- per il settore fiction. Stiamo cercando, dal punto di vista associativo, di dare una capacità di rappresentanza più aggregata. Come tutti i settori, abbiamo bisogno di darci una prospettiva internazionale, perchè le grandi imprese possono fare da traino alle piccole realtà”. “La produzione italiana di fiction - ha spiegato Fabiano Fabiani, presidente dell’Associazione Produttori Televisivi - non ha sfigurato rispetto all’estero. Però l’attività dei nostri produttori indipendenti è precaria, perché una volta realizzata l’opera a loro non rimane nulla, né di materiale né di immateriale. Così il produttore si ritrova sempre al punto di partenza, non potendo capitalizzare i guadagni per investimenti futuri nel settore. Questa situazione ci svantaggia sul mercato internazionale: per questo, il tema da affrontare è la riconsiderazione dei rapporti tra produttori ed emittenti”. “Con le fiction - ha ricordato Claudio Petruccioli, presidente della Rai - la Rai prova a raccontare l’Italia di ieri e di oggi. E’ difficile perchè i segmenti culturali, sociali e generazionali si stanno separando. Trovare, infatti, un linguaggio di interesse comune è arduo”.
10/07/2008
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