‘Tutti i Colori del Sahara’ in mostra a Bracciano

Sono storie di vita quotidiana quelle ritratte nei campi profughi saharawi, nel deserto algerino, dall’occhio di Stefano Montesi, per la mostra ‘Tutti i Colori del Sahara’, inaugurata il 4 agosto a Bracciano. L’esposizione, patrocinata dalla regione Lazio, dai comuni dai Bracciano e Manziana e organizzata dall’‘Associazione di Solidarietà e Amicizia con il Popolo Saharawi Enzo Mazzarini’ (Asaps), si colloca nell’ambito di un progetto più ampio di sostegno a questa popolazione. Anche quest’anno, infatti, l’Asaps si occupa dell’accoglienza estiva di bambini saharawi, per un soggiorno itinerante presso i circa 20 comuni di Roma e Viterbo che aderiscono all’iniziativa.

Il percorso iconografico pensato dal fotografo romano, da sempre impegnato nel sociale, si compone di circa 90 opere, dai colori straordinari propri dell’Africa, e riporta uno spaccato di vita di un popolo che ha resistito con tenacia all’occupazione marocchina del proprio territorio, il Sahara occidentale, e che vive ora nei campi profughi ospitati nel sud-ovest algerino. “Sono scatti che testimoniano la vita nei villaggi - spiega Montesi - all’inizio di quest’anno: donne intente a fare il pane, uomini che montano le tende e ritirano le reti, bambini che giocano. Ma non solo. Una piccola parte della mostra è dedicata ai reduci della guerra che, ancora oggi, a causa delle ferite riportate o delle paralisi, vivono negli ospedali militari, dove probabilmente rimarranno a vita. E’ importante - sottolinea - dare voce a questo popolo ‘in esilio’, la cui storia, purtroppo, è perlopiù sconosciuta”.

Il progetto di Stefano Montesi sul Sahara occidentale è cominciato nel 2005, quando ha avuto modo di accorgersi quanto quella popolazione si desse da fare: “Ci sono scuole per bambini ciechi - racconta - con servizi di piccoli pullman che li accompagnano a scuola, corsi d’infermeria per le donne, mentre i laureati sono sempre più numerosi. Parte della comunità, rimasta nell’area occupata e costretta da un muro lungo 2.600 km difeso da mine antiuomo, porta avanti una resistenza civile non violenta. La loro ‘intifada’ è cantare l’inno saharawi, mettere di nascosto le bandiere nei luoghi pubblici, mantenere i propri riti e tradizioni; una lotta non violenta per l’indipendenza di cui è necessario parlare”.

L’associazione che ha promosso la mostra fotografica si sta occupando, proprio in questi giorni, dell’accoglienza dei bambini saharawi. Il valore dell’iniziativa non sta solo nel sottrarli al clima invivibile del deserto, nel regalare loro una ‘vacanza in Italia’, o nel controllarli dal punto di vista sanitario: coinvolgendo direttamente, da una parte il popolo Saharawi, dall’altra i cittadini dei comuni laziali, si vuole favorire una sensibilizzazione davvero capillare. L’Asaps, che ha sede a Campagnano, si occupa anche del sostegno a distanza delle famiglie (con consegna diretta dei contributi offerti), della promuovere della ‘causa Saharawi’ attraverso spazi su giornali e tv, dell’invio di materiali di prima necessità, come kit di illuminazione per le abitazioni e fornitura di cisterne di acqua potabile; per i prossimi mesi, sono in progetto alcuni interventi sul posto, fra i quali la ristrutturazione di un ospedale (con formazione del personale paramedico), l’alfabetizzazione informatica e la costruzione di un centro per anziani.

L’iniziativa dell’ospitalità estiva vede impegnato, in prima linea, il comune di Bracciano. “Ci siamo preoccupati di accogliere nel modo migliore questo gruppo di bambini dolcissimi - spiega Elena Carone, assessore alle Politiche sociali e Pubblica Istruzione del comune di Bracciano - pagando loro i biglietti aerei e allestendo a dimora la scuola materna comunale. Abbiamo pensato a un programma di visite, escursioni e giorni di frequentazione nel nostro centro estivo insieme ai nostri bambini. La solidarietà da parte del territorio è stata davvero consistente, poiché ognuno ha messo a disposizione qualcosa; grazie alla generosa collaborazione di ristoranti, alimentari, bar, gelaterie e lavanderie della zona, nonché di tantissimi volontari, siamo riusciti ad assicurare ai bambini un soggiorno estremamente piacevole”. Nel ribadire il valore del progetto, l’assessore ha osservato quanto sia importante accendere i riflettori su una realtà poco conosciuta come quella del Saharawi. “Sarebbe bello creare una sorta di gemellaggio - aggiunge Carone - grazie al quale anche qualche nostro bambino potesse vedere come si vive altrove. Sarebbe un po’ più complicato, ma ‘mai dire mai’”.

Il Sahara occidentale è ormai un impegno fisso anche per la regione Lazio, che, oltre a patrocinare la mostra fotografica, è impegnata, da maggio scorso, nell’importante progetto di informatizzazione ‘Digital Bridge’, direttamente sul territorio sahariano. Coordinato dalla Fondazione Mondo Digitale, finanziato dalla regione e realizzato dall’associazione di promozione sociale Bambini+Diritti, il progetto prevede la costruzione di un ponte tecnologico con il popolo Saharawi, per fornire nuove possibilità di formazione, sviluppo e inclusione sociale della comunità. La prima linea d’azione, avviata a maggio, riguarda le installazioni tecnologiche in loco, i collegamenti Internet e la costruzione di aule per la didattica multimediale. La seconda fase, avviata a partire dai primi di luglio, prevede corsi di formazione sulle nuove tecnologie per la comunicazione, destinati a ragazzi dai 14 ai 18 anni. La terza fase del progetto, che partirà a settembre, vedrà protagonisti gli studenti delle scuole della regione Lazio che, grazie a un’azione informativo-educativa, saranno in grado di creare, con i ragazzi saharawi, una vera e propria ‘community per lo sviluppo’.


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