Restauro di materiale cartaceo all’abbazia benedettina di Praglia

Vivere l’avventura del restauro di materiale cartaceo in un’atmosfera ‘particolare’, dallo stato di conservazione al progetto di intervento, da preliminari e sutura strappi a rattoppo lacune e cucitura, fino alla legatura nuova o da integrare. E’ questo l’obiettivo degli incontri organizzati presso il laboratorio di restauro del libro dell’Abbazia benedettina di Praglia (Padova). Il laboratorio è stato inaugurato il 24 settembre del 1951 e da allora prosegue la sua opera a favore di enti pubblici, enti ecclesiastici e privati. “Siamo andati incontro alle innumerevoli richieste pervenuteci in questi anni”, spiega a LABITALIA don Pierangelo Massetti, responsabile del laboratorio. “Non si tratta di veri e propri corsi, piuttosto - precisa - di esercizi a tutto campo: dai preliminari fino alla cucitura, passando per la scucitura dei fascicoli, la pulitura meccanica e chimica delle carte e gli interventi di sutura strappi e rattoppo lacune o alla coperta senza scucitura dei fascicoli. Gli iscritti - continua padre Massetti - non superano le 5 presenze per ciascun giorno e l’attività è seguita da due operatori del laboratorio. I partecipanti dovranno lavorare su documenti propri, secondo il personale desiderio e le reali possibilità di intervento”.

IMPONENTE ATTIVITA’ RECUPERO VOLUMI DANNEGGIATI DA ALLUVIONE FIRENZE

Dall’archivio dell’Abbazia di Praglia si stima che si sia operato su un numero di pezzi che si avvicina a 25.000, senza contare piccoli interventi su documenti vari, di cui non si è conservata traccia scritta del loro transito in laboratorio. Manoscritti cartacei e membranacei, incunaboli, volumi a stampa di epoche successive, incisioni, mappe, disegni: dal codice membranaceo in onciale di Lattanzio (secoli VI-VII) alla più antica carta geografica d’Italia, a Bolle di Papi e di Imperatori, a lettere con autografi illustri (Galileo Galilei, San Gregorio Barbarigo, Alessandro Manzoni e Giuseppe Garibaldi). Tra le opere di restauro più importanti realizzate dai monaci, quella compiuta negli ultimi mesi del 1966 e nei primi del 1967 sui volumi e altro materiale danneggiato a Firenze per lo straripamento dell’Arno e contemporaneamente l’acqua alta a Venezia. Gli automezzi carichi di materiale alluvionato cominciarono ad arrivare all’Abbazia nel pomeriggio del 9 novembre 1966 e continuarono il 10 e l’11.

Da un calcolo approssimativo si contarono 1.850 volumi da Firenze, in maggioranza di grande formato e molto altro materiale sciolto; tra i volumi e il resto furono recuperati circa 2.500 pezzi. Da Venezia giunsero oltre 2.000 volumi. I monaci sono intervenuti su libri ricoperti completamente di fango, combustibile da riscaldamento e ogni genere di impurità caratteristica dei danni da evento di tale e tanta portata, causa eccezionale che ha accelerato non di poco il degrado e su cui si è dovuto intervenire tempestivamente.


19/08/2008
 
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