Interinale: solo un lavoratore su tre ha seguito corsi formazione

Stenta a decollare la formazione per i lavoratori interinali. Solo uno su tre, infatti, usufruisce di interventi formativi. Secondo una ricerca presentata a Milano, appena il 30% dei lavoratori 'in affittò ha partecipato a esperienze formative. Quello della formazione, dunque, rappresenta “uno dei punti deboli” del lavoro temporaneo, come sottolinea lo studio promosso dal ministero del Welfare e realizzato, con il finanziamento del Fondo sociale europeo, da un gruppo di ricercatori coordinati da Manuela Samek Lodovici e Federica Origo. Il dato si spiega con la scarsità di investimenti in formazione sia da parte delle imprese utilizzatrici sia da parte delle agenzie di fornitura di lavoro temporaneo. Per le prime, infatti, spesso il lavoratore è impiegato per un periodo troppo breve, mentre per le seconde si tratta di un intervento controproducente. Più un lavoratore è qualificato, maggiore è la possibilità che venga assunto dall'impresa stessa o che sia avviato in missione da un'agenzia concorrente. Lo studio è stato illustrato nel corso del convegno 'Domanda e offerta di formazione interinalè, svoltosi al salone Enaip, a Milano. Oltre a Samek Lodovici, sono intervenuti Claudio Lucifora e Carlo Dell'Aringa, dell'università Cattolica di Milano, Paolo Sestito, del ministero del Welfare, e Ivan Guizzardi, dell'Alai, il sindacato degli atipici della Cisl.

AZIENDE SCELGONO TEMPORANEO PER FRONTEGGIARE PICCHI PRODUZIONE

Il maggiore vantaggio di questo strumento è considerata la flessibilità organizzativa e gestionale, mentre i costi elevati ne rappresentano il principale limite. Le aziende che fanno un uso maggiore di interinale, rispetto alla loro forza lavoro, sono quelle di piccole dimensioni (8,3%), nell'industria (7,2%) e per mansioni poco qualificate (8,5%). Nei servizi, è più elevata la quota di lavoratori qualificati. Normalmente si tratta di imprese che usano poco altre forme di flessibilità del lavoro e in cui l'interinale sembra sostituire parzialmente il rapporto a tempo determinato, almeno come modalità iniziale di assunzione. In caso di rinnovo del contratto di lavoro a fine missione, invece, le aziende scelgono generalmente il tempo determinato. Per quanto riguarda la scelta dell'agenzia fornitrice di lavoro temporaneo, le imprese italiane sono 'fedeli’. Infatti, l'87% ha dichiarato di rivolgersi regolarmente alle stesse agenzie. Anzi, le aziende più grandi, con politiche di gestione delle risorse umane più articolate, tendono addirittura a stipulare accordi quadro con le agenzie.

PER GIOVANI IMPIEGO TEMPORANEO SERVE A CONOSCERE MERCATO

I lavoratori interinali avviati sono relativamente giovani, senza carichi familiari e di nazionalità italiana, con livelli di istruzione e formazione di tipo professionale. Le motivazioni che li spingono a rivolgersi all'interinale sono diverse e dipendono anche da fattori come l'età e il titolo di studio. Gli studenti e i giovani mostrano un utilizzo strumentale del lavoro 'in affittò, come modalità flessibile di integrazione del reddito e di conoscenza del mercato occupazionale, mentre gli adulti con bassi titoli di studio e gli immigrati lo usano come mezzo di ricerca dell'impiego ‘giusto’. “In Italia - si legge nello studio - il lavoro interinale non sembra configurarsi come uno strumento per l'uscita dalla disoccupazione e per stabilizzare le opportunità di lavoro dei segmenti più deboli del mercato del lavoro”.

IN AUMENTO DONNE E LAUREATI

Tra gli interinali, è in aumento la presenza femminile (arrivata al 31,4%) e si sta anche innalzando la scolarizzazione (il 15% è laureato e il 46% in possesso di diploma di scuola media superiore). Fra gli iscritti alle società di fornitura mai avviati, prevalgono le donne con elevato titolo di studio (ma con scarse competenze sulle attività industriali), seguite dagli uomini e dagli stranieri con bassi livelli di istruzione e qualificazione. Oltre l'85% dei lavoratori si dichiara soddisfatto dell'esperienza vissuta. Ogni lavoratore ha svolto in media poco più di tre missioni, nella maggior parte dei casi presso la stessa azienda utilizzatrice. Le missioni durano intorno ai 4 mesi e, per lo più, si svolgono in imprese medio-grandi dell'industria metalmeccanica e del commercio, con mansioni relative alla produzione. Al Nordovest e al Sud, il lavoro interinale rappresenta principalmente una modalità di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani e i giovanissimi, mentre nel Nordest, secondo lo studio, sembra delinearsi una marcata funzione di reinserimento di lavoratori di età più avanzata.

Mariangela Pani


15/04/2005
 
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