|
Covip, 2,8 mln iscritti a forme previdenza complementare
Sono 2,8 milioni gli italiani che hanno aderito a forme pensionistiche complementari. Vale a dire circa il 12% degli occupati, considerando anche le polizze individuali pensionistiche. Complessivamente, le risorse destinate alle prestazioni ammontano a 41 miliardi di euro. La previdenza complementare cresce, dunque, in misura ancora troppo modesta. Nel 2004, però, i fondi pensione fanno registrare rendimenti più elevati rispetto alla rivalutazione del Tfr. Sono i dati che emergono dalla 'Relazione annuale 2004 sulla previdenza complementare in Italia' presentata dalla Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione.
AUMENTO PIU’ SOSTENUTO PER PIP
In particolare, i fondi pensione di nuova istituzione (successivi al decreto legislativo 124 del 1993) contano oltre 1,4 milioni di iscritti (+3% rispetto al 2003), con un attivo netto pari a 8 miliardi di euro (+30% rispetto al 2002). I 42 fondi pensione negoziali registrano oltre 1 milione di iscritti, con un tasso di crescita delle adesioni del 2% nell'ultimo anno. Per i fondi pensione aperti, invece, è proseguita la fase di razionalizzazione e consolidamento. I fondi autorizzati sono 92 e gli iscritti circa 380.000 (+5% rispetto al 2003), di cui l'87% lavoratori autonomi. Nel 2004, inoltre, è continuata la diffusione delle polizze di assicurazione sulla vita con contenuto previdenziale (Pip): i contratti stipulati sono 685.000 (+23%). I fondi pensione preesistenti (istituiti prima del 1992) sono 628, compresi quelli relativi alle forme pensionistiche interne a banche e compagnie di assicurazione, e contano 660.000 iscritti e quasi 30,5 miliardi di risorse.
Se si considerano i primi tre mesi del 2005, la crescita del numero di aderenti ai fondi di nuova istituzione è bassa: poco più dell'1% per i fondi pensione negoziali, dove gli iscritti raggiungono 1.074.000 unità, e dell'1,5% per quelli aperti, con 388.000 aderenti. Mentre rimane più sostenuto il ritmo di incremento dei Pip, anche se in ulteriore rallentamento: sono 19.000 le nuove polizze emesse, per un totale, calcolato dall'inizio del collocamento, che supera le 700.000 unità.
Quasi tutti i fondi pensione negoziali hanno ormai raggiunto la fase operativa. Molti hanno avviato l'attività di investimento conferendo le risorse finanziarie ai gestori prescelti, mentre altri sono attivamente impegnati nella definizione delle politiche di gestione delle risorse e nella scelta dei gestori. Si è confermata la diffusione della struttura 'multicomparto', che consente ai lavoratori la scelta di un profilo di rischio adeguato alle proprie propensioni e condizioni personali. Per quanto riguarda i fondi aperti, nonostante il numero di quelli autorizzati sia sceso, la Covip sottolinea che tutti i principali operatori finanziari nazionali e molti di quelli esteri restano presenti nel settore. Il comparto mantiene, quindi, elevate potenzialità di crescita che, per realizzarsi, attendono una più chiara definizione delle regole operative in via di approvazione.
COSTI MEDI FONDI NEGOZIALI PIU' BASSI
I costi medi annuali dei Pip, rileva la Covip sulla base di un monitoraggio dell'intero settore della previdenza complementare, sono più elevati rispetto a quelli dei fondi aperti. Dall'analisi emerge, infatti, una posizione di vantaggio dei fondi pensione negoziali, i cui oneri complessivi medi di gestione (in rapporto al patrimonio di fine esercizio) sono inferiori allo 0,5%. Quanto ai fondi pensione aperti, per un periodo di permanenza dell'iscritto pari a 3 anni, i costi complessivi medi annuali si attestano attorno all'1,8% dell'attivo e scendono all'1,4% per un orizzonte di 10 anni e all'1,3% per 35 anni. Decisamente più elevati, rispetto a quelli dei fondi aperti, risultano i costi medi annuali dei Pip. Per periodi di riferimento pari a 3 anni, infatti, i costi raggiungono l'8% del patrimonio, mentre si riducono per archi temporali più lunghi, fino ad arrivare al 2,2% quando si raggiungono i 35 anni. Molti dei prodotti Pip, spiega la Covip, registrano “l'effetto del cosiddetto preconto, che consiste nel caricamento sul primo premio dei costi di collocamento della polizza” e, inoltre, “non è stata effettuata nessuna standardizzazione delle strutture di costo”. Per questo, si conferma “l'esigenza che il potenziale aderente a un fondo pensione sia posto in condizione di conoscere sia i costi sia l'impatto sulla prestazione finale, nonché tutti gli elementi che differenziano un prodotto rispetto all'altro”.
RENDIMENTO FONDI PENSIONE PIU' ALTO DI RIVALUTAZIONE TFR
Si conferma, anche per l'anno appena trascorso, la convenienza a conferire il Tfr alla previdenza complementare, come sottolinea la Covip. I fondi pensione hanno fatto registrare, infatti, rendimenti più elevati rispetto alla rivalutazione del Tfr: il 4,5% i fondi negoziali, il 4,3% i fondi aperti, a fronte di una rivalutazione del Tfr ferma al 2,5%. I rendimenti dei fondi pensione preesistenti, inoltre, sono stati pari al 5%. I risultati di gestione dei fondi pensione, osserva la Covip, rispecchiano la congiuntura favorevole che i mercati finanziari attraversano oramai da più di due anni. L'utilità per il singolo lavoratore è dimostrata dal fatto che, per il periodo compreso fra l'inizio del 2004 e la fine di maggio 2005, il rendimento dei fondi pensione ha nettamente superato la rivalutazione del Tfr. Se si considera che, nel corso degli ultimi 17 mesi, la rivalutazione netta del Tfr si è attestata sul 3,7%, sia il comparto dei fondi negoziali che quello dei fondi aperti hanno registrato un rendimento medio netto che nel primo caso si avvicina e nel secondo supera l'8%. Una tendenza che ha avuto inizio nel 2003, anno a partire dal quale il rendimento generale netto si è attestato al 13% per quanto riguarda i fondi negoziali e al 15% per i fondi aperti, a fronte di una rivalutazione netta del Tfr pari al 6,7%.
SALVAGUARDARE LIBERTA' DECISIONI LAVORATORE
Ma la libertà e la consapevolezza delle decisioni del singolo lavoratore in merito alla scelta di conferire il Tfr alla previdenza complementare, sottolinea la Covip, devono essere salvaguardate attraverso un'adeguata informazione. “Ciascun lavoratore - precisa - deve, in particolare, avere chiara consapevolezza dei meccanismi attraverso i quali sarà possibile conferire il Tfr ai fondi pensione e dovrà poter adeguatamente raffrontare le opzioni previste dall'ordinamento. Per quanto riguarda l'ipotesi di silenzio-assenso (quando non c'è una esplicita manifestazione di volontà del lavoratore), è necessario prefigurare modalità di conferimento tacito che tengano conto dell'attuale assetto delle forme pensionistiche collettive, il cui sviluppo è, ad oggi, affidato alla iniziativa delle parti sociali”. Per quanto riguarda la libertà di circolazione dei lavoratori all'interno del sistema, ricorda la Covip, “è prevista la valorizzazione della portabilità della posizione individuale, in un'ottica di maggiore concorrenza tra le diverse forme pensionistiche complementari”. “Ciò comporta - avverte - l'eliminazione dei vincoli, anche di ordine fiscale, che attualmente impediscono una completa libertà di adesione e circolazione e presuppone la definizione di regole comuni, sulla comparabilità dei costi, la trasparenza e il trasferimento delle posizioni, affinché sia effettivamente tutelata l'adesione consapevole dei lavoratori”.
SCIMIA, PREVIDENZA COMPLEMENTARE STENTA A DECOLLARE
“La previdenza complementare in Italia, almeno in termini di iscritti, stenta a decollare”. Lo ha affermato Luigi Scimia, presidente della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, presentando Relazione “La crescita della previdenza complementare italiana - ha detto - è ancora troppo modesta, soprattutto se paragonata a realtà internazionali che vantano una maggiore tradizione nel settore. Il 2004 può essere considerato ancora un anno interlocutorio riguardo alle nuove adesioni ai fondi pensione e all'espansione delle masse gestite, ma dal punto di vista dei rendimenti può essere stimato come un anno positivo”. Quanto all'attuazione della legge delega sulla riforma delle pensioni, ha sottolineato Scimia, “consentendo la definizione più dettagliata della cornice normativa in cui opereranno gli attori della previdenza complementare, getterà le basi per uno sviluppo sostenuto del settore, anche alla luce delle maggiori risorse finanziarie che confluiranno nel sistema tramite la devoluzione del Tfr”. “Certo - ha avvertito - sarebbe stato auspicabile che la fase attuativa della legge delega si fosse potuta realizzare in tempi più brevi, attesa anche la disponibilità manifestata da tutte le parti sociali a fornire ogni possibile contributo di idee”.
“E' innanzitutto da condividere - ha proseguito il presidente della Covip - la circostanza che l'impianto del disegno di legge valorizza e accresce i rapporti di collaborazione tra le varie Autorità di vigilanza. Vengono, infatti, accentuati quei meccanismi di collaborazione già presenti nelle attuali leggi regolatrici dei vari settori interessati, rimettendo alle stesse Autorità il compito di individuare, nel rispetto della reciproca indipendenza, le più idonee forme di coordinamento e prevedendo, tra l'altro, l'istituzione di un comitato composto dai rispettivi vertici”.
“La Covip - ha assicurato Scimia - è pronta a raccogliere la sfida che l'imminente attuazione della delega previdenziale pone in termini di ampliamento delle proprie competenze, di ridefinizione della regolamentazione, di complesse problematiche di vigilanza, di analisi economiche, di diffusione di ogni informazione utile all'ordinato sviluppo del settore”. Per Scimia, “è necessario rafforzare la fiducia degli operatori, della pubblica opinione, dei cittadini, specie giovani, nel sistema della previdenza complementare”. “La Covip - ha assicurato - darà il suo contributo e si è certi che il Parlamento e il governo non mancheranno di continuare a concedere alla Commissione la propria fiducia e il necessario sostegno”.
Scimia ha appreso “con piacere, nei giorni scorsi, dalle parole del ministro del Lavoro, che l'essenziale funzione di divulgazione delle informazioni sui nuovi meccanismi di adesione alla previdenza complementare sarà assegnata a questa Commissione”. “E' peraltro assai importante, e anzi assolutamente indispensabile, che - ha sottolineato Scimia - all'ampliamento delle funzioni della Covip si accompagnino un adeguato riconoscimento del suo ruolo, anche sotto il profilo dell'assetto istituzionale, e l'accrescimento delle risorse umane e finanziarie ora manifestamente inadeguate”.
La vigilanza sulla trasparenza dei prodotti previdenziali, per la Covip, assume un ruolo centrale nel sistema di supervisione. E conferma l'esigenza di far convergere tutti i compiti di vigilanza in capo a una sola Autorità specifica e dedicata, come la Covip, con l'obiettivo di garantire la piena funzionalità del sistema ed evitare eventuali asimmetrie e conflitti di interesse. Risulta, dunque, assolutamente necessario, per la Commissione, preservare la disposizione della legge delega previdenziale che prevede l'ampliamento e la razionalizzazione delle funzioni esercitate dalla Covip nell'ambito della previdenza complementare, che potrà consentire “l'esercizio di un'azione unitaria di controllo coerente e omogenea su tutti gli attori operanti nel settore e tutti i profili interessati”.
22/06/2005
|
|