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Innovazione, sviluppo e occupazione per rilanciare l’economia
Innovazione tecnologica, sviluppo dell'occupazione e nuova competitività del Paese. Sono queste le tre leve su cui puntare per il rilancio dell'economia dell'Italia a rischio di recessione. E' il messaggio lanciato, a Roma, nel corso di un convegno a Palazzo Brancaccio, organizzato da Italia Lavoro, l'agenzia tecnica del ministero del Welfare per le politiche attive dell'occupazione, da Innovazione Italia, società di sviluppo Italia che contribuisce all'attuazione dei programmi del governo in materia di Information and communication technology (Ict), e da Idc (società leader nelle ricerche e nelle consulenze di mercato).
STANCA, DA GOVERNO 2,8 MLD EURO PER INNOVAZIONE TECNOLOGICA
“Il governo ha messo in campo 2,8 miliardi di euro per l'innovazione tecnologica, facendo uno sforzo straordinario nell'aggiungere risorse ai 400 milioni di euro realizzati con l'asta Umts, da cui siamo partiti inizialmente. Abbiamo avviato politiche per il settore e creato una strumentazione che non esisteva. Ora, si tratta di riempirla di contenuti”. Cosi' il ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, Lucio Stanca, è intervenuto concludendo il convegno. “L'attenzione - ha avvertito Stanca, rivolto a una platea di imprenditori - deve ora concentrarsi sulla capacotà di spesa e di utilizzazione dei fondi, a partire dai progetti di e-government delle pubbliche amministrazioni che, in alcuni casi, non sono stati utilizzati e che, dunque, meriterebbero di essere riallocati”. Positivo il bilancio dei bonus per l'alfabetizzazione informatica: “Uno strumento - ha detto il ministro - compreso e utilizzato dai cittadini”.
GALATI, DA ATTIVITA' PRODUTTIVE CIRCA 900 MILIONI DI EURO PER PMI
“Negli ultimi anni, vi è stata una straordinaria crescita delle opportunità di finanziamento per l'innovazione, promossa dal ministero delle Attività produttive e particolarmente significativa per le piccole medie aziende, soprattutto del Mezzogiorno”. Lo ha dichiarato il sottosegretario alle Attivita' produttive, Giuseppe Galati. “Un vero e proprio caso di eccellenza - ha continuato Galati - è quello dei progetti 'Pia' (Pacchetti integrati agevolazioni), che discendono dal quadro del Pon-Sviluppo Imprenditoriale locale e che uniscono e semplificano le procedure di accesso alle agevolazioni, richiamandosi alla legge 46, alla 488 e ai fondi per la formazione”. Ai due bandi finora realizzati, nel 2003 e nel 2004, hanno partecipato circa 2.000 aziende. “Il secondo bando - ha spiegato Galati - è ancora in corso ed è prevista l'assegnazione di poco meno di 800 milioni di euro. Inoltre, il Cipe ha destinato ulteriori 80 milioni di euro per iniziative sempre in ambito Pia Innovazione. Dobbiamo ora decidere - ha annunciato Galati - se lanciare un nuovo bando o se indirizzare le risorse per coprire le domande che risulteranno ammissibili, ma prive di copertura finanziaria”. Galati ha accolto anche i suggerimenti emersi nel corso dei lavori del convegno. “Ben venga - ha concluso Galati - la proposta di procedere a una mappatura del sistema dell'innovazione in Italia per mettere a confronto istituzioni e imprese sulle scelte future. Come ministero delle Attività produttive, siamo ponti a fare la nostra parte, anzi riteniamo necessario il coinvolgimento di imprese e amministrazioni interessate da incentivi all'innovazione”.
VIESPOLI, DA SVILUPPO SETTORE IMPULSO A MEZZOGIORNO
“Lo sviluppo tecnologico è un'opzione fondamentale per il Mezzogiorno, che ha sia capitali territoriali sia capitale umano. Bisogna lavorare molto sul sistema dei saperi e metterlo in relazione a quello delle imprese e determinare per questa via, anche grazie al ruolo protagonista della pubblica amministrazione, quegli elementi di attrattività necessari per accompagnare gli investimenti nel Sud”. Così il sottosegretario al Welfare, Pasquale Viespoli, ha parlato del ruolo del settore nella crescita del Mezzogiorno e del problema di una possibile riduzione dei fondi strutturali europei. “Non c'è dubbio che la vicenda del bilancio europeo - ha affermato Viespoli - è per noi fondamentale, tant'è che, come governo, l'abbiamo affrontata in maniera determinata, fino a ipotizzare la possibilità di esercitare il diritto di veto. Si tratta però - ha avvertito Viespoli - non solo di recuperare le risorse per la prossima programmazione, che incidono soprattutto nelle aree dell'Obiettivo 1, ma anche di organizzare la capacità e la qualità delle risorse. Anche per questa strada, c'è la necessità di una filiera istituzionale, di una capacità di relazione tra istituzioni e imprese, che è la migliore garanzia di un uso non solo quantitativo, ma anche qualitativo dei fondi. Bisogna, quindi, riorientare la spesa dei fondi ai grandi progetti strategici ed evitare la frantumazione e la dispersione delle risorse. In questo, è fondamentale il ruolo delle regioni meridionali dove vi sono già esempi positivi”.
FORLANI, CON MEDIA UE INVESTIMENTI 800 MILA NUOVI POSTI LAVORO
“Se raggiungessimo la media degli investimenti europei nel campo dell'Ict e dei sistemi informativi, in senso lato, gli occupati del settore, che attualmente sono circa un milione, aumenterebbero di 700-800 mila nuove unità”. Lo ha affermato Natale Forlani, amministratore delegato di Italia Lavoro. “Sono enormi le potenzialità di sviluppo che l'Italia ha in questo settore - ha sottolineato Forlani - e, soprattutto, questo sviluppo aumenterebbe la qualità dei prodotti, dei processi e anche la produttività in generale. Insomma, migliorerebbe la competitività del Paese, oltre a migliorare la qualità dei cittadini in termini di servizi e di vita. Quanto al ruolo di Italia Lavoro nell'avviamento di un processo 'virtuoso', Forlani ha spiegato che “il nostro mestiere è quello di aiutare il sistema scolastico e formativo a integrarsi con il mondo del lavoro, creando processi di collegamento, formazione e integrazione per migliaia di giovani”. “In tutti i Paesi - ha proseguito l'amministratore delegato - lo sviluppo è legato al livello di consumo di Ict, agli incentivi dati dalla pubblica amministrazione e a come i cittadini sanno usare i prodotti tecnologici 'evoluti'. E, per governare queste tecnologie e trasferirle nel mondo della produzione, è fondamentale la qualità delle risorse umane che trattano questi processi”.
GLI ESPERTI A CONFRONTO
“L'attuale contesto di mercato - ha dichiarato Roberto Masiero, presidente di Idc Emea - è necessario creare sinergie e unità di intenti fra industria Ict, università, pubbliche amministrazioni, istituzioni finanziarie, le agenzie e i distretti, per rilanciare la produttività e gli investimenti”. Nel Mezzogiorno, ha affermato Masiero, “si potrebbe replicare il modello vincente dell'Etna Valley”. “Così - ha concluso - con questo progetto intendiamo valorizzare il capitale di risorse e competenze presenti nel Mezzogiorno, come elemento di competitività e crescita economica per l'intero Paese”. Paolo Vigevano, presidente di Innovazione Italia (società di Sviluppo Italia), ha sottolineato invece il ruolo delle agenzie governative, “attente - ha detto - agli strumenti di collegamento tra l'area privata e quella pubblica”. “L'Ict - ha spiegato - richiede interventi sia sulla difficoltà tecnologica, dovuta alle innovazioni in continuo mutamento, sia sulla complessità dei processi e la numerosità dei soggetti. Il nostro compito - ha concluso - è quello di mettere in collegamento tra loro aree diverse, puntando alla diffusione delle infrastrutture e dei servizi”.
Per lo sviluppo del 'Sistema Italia', dicono gli esperti, occorre considerare la valorizzazione delle risorse professionali e la crescita occupazionale del Mezzogiorno. Un obiettivo raggiungibile anche facendo 'rete' con gli attori chiave dello sviluppo e partendo dai programmi di Italia Lavoro. E, per Giacomo Vaciago, economista dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, occorre quindi “riuscire a valorizzare l'enorme potenziale del Mezzogiorno, portandolo a lavorare con le tecnologie e non con la carta carbone”. “Solo così - ha spiegato - potremo registrare quei significativi guadagni di produttività che il Paese ormai non registra più da almeno dieci anni”.
LE PROPOSTE DELLE AZIENDE DI SETTORE
Il contributo dell'Information and communication technology (Ict) al rilancio del mercato e dell'industria in Italia è fondamentale. Per questo, Italia Lavoro (agenzia tecnica del ministero del Welfare), Innovazione Italia e Idc hanno dato vita a un progetto che ha come obiettivo il trasferimento dell'innovazione tecnologica alle imprese, in particolare quelle medio-piccole, l'attrazione degli investimenti tecnologici in certe aree e la valorizzazione delle risorse umane nel Mezzogiorno. Sul progetto sono state chiamate a discutere le principali aziende dell'Ict presenti in Italia.
“Sempre più le aziende che hanno successo sono quelle che pensano a due cose: la prima che il loro mercato è il mondo e non l'ambiente in cui operano e la seconda che la differenza la fanno non i prodotti ma i clienti. Dunque, aziende che costruiscono modelli di business sulle esigenze dei loro clienti”. E' questo, secondo Andrea Pontremoli, presidente e amministratore delegato di Ibm, il segreto di una buona riuscita imprenditoriale. Pontremoli ha sottolineato che “è questa l'equazione che collega tutto, ossia innovazione come fenomeno pervasivo e sociale e che favorisce occupazione su un mercato, però, che non è più solo ristretto all'ambiente dove opera l'impresa, ma che è il mondo intero”. “Un Paese è innovativo - ha detto ancora Pontremoli - quando adotta tecnologie, processi nuovi, disegni e modelli di business in maniera pervasiva. Tute cose che aiutano lo sviluppo dell'occupazione nel senso di poter utilizzare le capacità sia intellettive sia manuali, in un contesto molto più ampio rispetto a quello che e' il semplice lavoro manuale fatto in un ambiente ristretto”. Con l'Ict cambia e si evolve anche il concetto di formazione. “L'Ibm ha una divisione che si occupa di formazione - ha confermato Pontremoli - e quello che sta cambiando rispetto al passato è soprattutto il concetto di formazione continua. Il lavoratore deve capire che il proprio lavoro dipenderà dalla capacità di adattarsi e adeguarsi continuamente alle nuove esigenze del mercato sia all'interno delle imprese sia nel sistema Paese. Il sistema Paese - ha proseguito - è composto da tre fattori: università-ricerca, istituzioni e imprese. La prima dà il know how, le istituzioni mettono le regole, e il know how con le regole dà delle imprese e questo crea valore per il Paese. Se noi questo circolo non lo comprendiamo nell'insieme, non facciamo il nostro lavoro”. Da parte pubblica, ha concluso Pontremoli, “occorrono investimenti mirati e non a pioggia, soprattutto nell'università e ricerca. Solo il 23% dei laureati è nelle facoltà scientifiche ed è importante invertire questo trend, anche ideando nuovi incentivi”.
“Le grandi imprese dell'Ict - ha suggerito Nicola Aliperti, amministratore delegato di HP - possono aiutare quelle piccole ad accedere ai fondi comunitari. Abbiamo iniziato questo esperimento e ha già dato ottimi risultati, soprattutto con le banche che hanno cominciato a valutare l'azienda che richiede il credito non sul rating, ma sulla probabilità di successo dei progetti di sviluppo”. Per Aliperti, inoltre, occorre “focalizzare con le università italiane aree specifiche e incrementare le nuove produzioni da rivendere all'estero”. Roberto Pasetti, amministratore delegato della Sap ha, invece, sottolineato “le difficoltà che le aziende italiane hanno nell'accettare le soluzioni offerte dalle 'best business practices'”. “Capita spesso - ha commentato Pasetti - che quelli che all'estero sono casi di successo da noi non vengano neanche presi in considerazione. Bisognerebbe spiegare, invece, che accettare una soluzione 'pronta' non necessariamente significa un appiattimento della società”. Quello che veramente manca in Italia è, comunque, il cambiamento nei processi produttivi. “Continuiamo a introdurre sul mercato tecnologie e a costruire infrastrutture - ha annotato Pasetti - senza che però sia stata veramente introdotta l'innovazione”. Per Arturo Artom, presidente di Netsystem (una delle poche aziende presenti interamente italiane), “nel nostro Paese ci sono poche imprese disposte veramente a rischiare e innovazione vuol dire rischio”. “Forse una borsa europea sul modello del Nasdaq - ha sostenuto - potrebbe aiutare le piccole aziende a crescere in modo veloce. Così come dovremo guardare a una formazione europea. Nel futuro - ha concluso Artom - auspico per tutti i ragazzi un 'Erasmus' obbligatorio, una rete di scambio tra i licei che permetta a ogni giovane di avere 50 amici in Europa e di poter viaggiare dentro alle culture a noi vicine”.
Mariangela Pani
22/06/2005
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