|
Lavoratori adulti e anziani: una bomba che sta per esplodere
di Romano Benini
L’Italia è un paese che in questi anni ha avuto tendenze demografiche chiare ed omogenee, che determinano in parte conseguenze diverse sulle sue regioni ed aree interne a causa dei differenti modelli e del livello di sviluppo e di crescita economica. Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione costituisce una componente evidente della tendenza demografica in essere da alcuni decenni e che pone l’Italia sul livello dei paesi dell’Europa continentale, mentre il fenomeno della riduzione del tasso di natalità è in parte più recente e sente invece l'influsso delle tendenze dei paesi dell’area europea mediterranea, in cui questo fenomeno è cresciuto costantemente e in modo drastico soprattutto in questi ultimi anni.
Una caratteristica specifica dell’andamento italiano è stata la sovrapposizione in questi anni di un brusco ed evidente calo della natalità alla progressiva tendenza di invecchiamento della popolazione, in atto da molti anni in modo lento e costante. Con conseguenze importanti e che implicano scelte chiare nelle politiche sociali e del lavoro. Questo fenomeno assume evidenza e forma diversa sul territorio italiano, ma costituisce un dato di fatto ormai consolidato: all’allungamento delle aspettative di vita corrisponde da alcuni anni un forte calo della natalità. Si tratta di cambiamenti dell’organizzazione sociale, famigliare ed economica, ma anche dell’affermarsi di modelli culturali a cui le scelte in materia di welfare e di intervento sul mercato del lavoro in Italia ancora stentano ad adeguarsi. Serve una strategia completa di regolazione dell’impatto sull’economia e sulla società italiana dei fenomeni demografici e dei nuovi modelli culturali indotti.
Alcuni dati significativi sull’invecchiamento della popolazione e sulle tendenze in atto: negli ultimi anni la speranza di vita per uomini e donne è in Italia cresciuta di circa quattro mesi ogni anno, continuando a crescere; la speranza di vita per una donna italiana è oggi quasi di 83 anni per la donna e di 77 anni per l’uomo; la speranza di vita è collegabile alla migliore qualità della vita e alle condizioni di salute, in riferimento anche agli standard del sistema socio-sanitario e alle condizioni di vita e di lavoro, in questi anni migliorate; l’aumento della speranza di vita in Italia in questi ultimi cinquant’anni è stato di ben 13 anni, dato di gran lunga superiore alla media degli altri paesi europei; gli ultrasessantacinquenni in Italia hanno raggiunto proprio in questi mesi l’identica percentuale sulla popolazione complessiva dei giovani al di sotto dei diciott’anni (circa 19%), mentre si prevede per i prossimi anni un aumento della fascia di età tra i 55 e i 65 anni a cui corrisponde una diminuzione della fascia di età tra i 25 e i 35 anni); l’aumento della popolazione insieme a quello della speranza di vita determina un generale aumento della quota di popolazione appartenente alle fasce di età superiori ai cinquant’anni e una coincidente minore incidenza della quota di popolazione giovanile.
Il rapporto tra crescita delle fasce di popolazione anziana e diminuzione del peso delle fasce di popolazione giovanile ha avvicinato in questi anni la composizione demografica e anagrafica dell’Italia a quella dei Paesi dell’Europa continentale, facendo dell’Italia uno dei paesi d’Europa più “vecchi”. A questi dati fanno riscontro anche altri fenomeni coincidenti: in Italia il numero di figli per donna negli ultimi cinquant’anni si è dimezzato e oggi è collocato intorno all’1, 2; si tratta di un calo della natalità tra i più forti d’Europa, compensato in parte solo dal recupero di natalità dovuto alla maggiore presenza in questi anni di figli di immigrati di prima generazione; questa tendenza si è ormai generalizzata e riguarda anche le donne dell’Italia meridionale; il numero di figli per donna in Italia è superiore oggi solo a quello spagnolo, paese in cui in questi anni il calo è stato ancora più drastico; la natalità italiana è decisamente sotto la media europea; la popolazione giovanile under 35 è passata dal 31% del 1990 (baby boomers) al 24% del 2005, numero destinato a scendere fino al 21 per cento del prossimo 2010; in generale la prospettiva italiana è in linea per i prossimi anni con la progressiva diminuzione prevista della popolazione europea.
Il mix italiano che vede in questi anni una speranza di vita e un invecchiamento della popolazione sopra la media europea e una natalità sotto la media europea è assolutamente rilevante per quanto riguarda il contesto demografico e socio-economico del paese e mette in discussione l’assetto del mercato del lavoro e la stessa struttura dei sistemi previdenziali e di welfare, spostando in modo determinante la funzione del welfare verso il lavoro e rendendo necessarie in questi anni l’adozione di incisive politiche per l’invecchiamento attivo e per allargare la popolazione occupata.
Con un tasso di occupazione al 57, 4% (con l’occupazione femminile al 44% e una netta divisione delle opportunità di lavoro tra uomini e donne e tra Nord e Sud), una speranza di vita di quasi 78 anni per gli uomini e 83 per le donne, un dato medio di 1, 2 figli per donna, l’Italia è chiamata a cambiare in modo drastico le scelte e gli strumenti del sistema di protezione sociale, puntando sull’invecchiamento attivo e sul rafforzamento del tessuto sociale ed economico.
Nel 2003 il tasso di occupazione prevedeva questi dati: 56,4 come dato generale, 43% come dato per l’occupazione femminile e poco più del 30% per i lavoratori anziani (55-64 enni: il peggior dato europeo). Pur con un limitato aumento degli occupati, gli obiettivi stabiliti dal governo italiano per il 2005 sono stati del tutto mancati, in particolare per il dato relativo ai lavoratori anziani, il cui tasso di occupazione è fermo al 32%, ben lontani dall’obiettivo dichiarato del 40% di occupati nel 2005. La situazione dal 2006 è in leggera ripresa per le giovani generazioni, ma il dato relativo alla popolazione adulta e anziana al lavoro resta bloccato e non si prevede a breve un incremento significativo. Questo dato è comunque cresciuto in questi anni, soprattutto al Sud, ma resta uno degli elementi di maggiore ritardo dell’Italia rispetto all’Europa.
12/03/2007
|