Un metodo di lavoro: fare il quadro dei servizi per l’occupabilità per progettare lo sviluppo sostenibile sul territorio

Appare oggi opportuno rilevare lo stato territoriale a livello regionale e provinciale dei servizi per la formazione, l’impiego e l’occupabilità, sui quali interviene in parte anche la Legge 30 (ampliando i soggetti chiamati ad operare per l’incontro tra domanda e offerta) e che costituiscono la componente più importante per la crescita occupazionale e per la risposta al fabbisogno professionale delle imprese. La riforma del 1997 e i successivi interventi hanno introdotto anche in Italia (con un ritardo quantomeno ventennale e su sollecitazione della Ue) i servizi per l’impiego, trasformando le funzioni originarie del collocamento e avviando un processo di trasformazione dei servizi quale snodo di regolazione, promozionale e di governo del mercato del lavoro. Una funzione affidata alle Regioni nella programmazione e alle Province nella gestione, che si realizza nel coordinamento dei servizi pubblici con la componente del privato sociale e dei nuovi soggetti chiamati ad operare per l’incontro tra domanda e offerta. Questa prospettiva è fortemente sostenuta dalle risorse Ue per la programmazione dell’occupabilità (Fse) e cerca di cogliere progressivamente le performances e i risultati dei consolidati sistemi europei per l’impiego, in cui mediamente almeno il 40% degli occupati ha usufruito dell’assistenza e della consulenza dei servizi pubblici per i proprio ’inserimento al lavoro e che vedono nei centri per l’impiego lo snodo in termini di servizio sul territorio delle politiche attive del lavoro.

Una analisi corretta dei dati (Istat, Isfol, ItaliaLavoro e Formez) sul ruolo e sull’impatto dei nuovi servizi per l’impiego, a sei anni dalla riforma e dopo le novità introdotte dalle Legge 30 del 2003, mostra un quadro contraddittorio e in buona parte in trasformazione, in cui si evidenziano quantomeno queste criticità di fondo:

- forte disomogeneità nelle modalità, nella qualità, nei tempi di erogazione, nelle caratteristiche dei servizi, sia in riferimento alla diffusione di standard di qualità comuni (come richiesto dalla Ue) che in relazione all’assenza di una strumentazione informatica e di banche dati comuni e interconnesse;

- lento rafforzamento della capacità di assistenza tecnica alle Regioni e alle Province più in difficoltà da parte del Ministero del Welfare e delle agenzie tecniche preposte a diverso titolo alla funzione di affiancamento per lo sviluppo di servizi per il lavoro;

- forte diversificazione dell’intervento a livello locale, non solo in relazione alle differenze dei mercati del lavoro e dei sistemi produttivi, ma anche in ragione dell’assenza di strumenti, metodi e linguaggi comuni e condivisi;

- mancanza di una metodologia condivisa in riferimento alle attività e ai servizi di orientamento al lavoro e di incontro tra domanda e offerta, che ostacola l’obiettivo di una condivisa cittadinanza sociale;

- mancanza di un collegamento ex lege ed esigibile tra l’accesso e la partecipazione alle iniziative per l’occupabilità e l’accesso alle indennità di disoccupazione, di inserimento lavorativo, di cittadinanza e di integrazione salariale;

- assenza di riferimenti, regole e prassi condivise per l’integrazione tra servizi per l’impiego, servizi sociali e agenzie formative;

- generale debolezza dell’Ente Provincia, soprattutto nel Centro-Sud, della capacità di progettare e implementare un modello organizzativo aperto dei servizi per il lavoro e la formazione, integrato e in grado di favorire la collaborazione con i soggetti privati, l’Università e i diversi soggetti che operano sul mercato del lavoro;

- inadeguato livello progettuale e condivisione concertata dell’implementazione dei servizi per il lavoro e la formazione attraverso la programmazione regionale, soprattutto nel rapporto tra Regione e Province.

Grava pesantemente sulla funzionalità dei nostri servizi l’assenza di un raccordo forte e comune con l’erogazione delle prestazioni per l’inserimento al lavoro, con gli ammortizzatori sociali, con i servizi sociali e i piani di zona e la mancanza di metodi e azioni comuni su tutto il territorio costituisce un grave impedimento alla promozione di una cittadinanza sociale nel Paese, condivisa ed esigibile grazie a un idoneo sistema di welfare to work.

Questa situazione non ha tuttavia impedito in questi anni ai servizi pubblici per l’impiego di diventare un punto di riferimento per lo sviluppo occupazionale, anche nelle aree meridionali, pur con un quadro di riferimento non del tutto omogeneo.

La promozione di una efficace strategia per l’occupazione e lo sviluppo sostenibile vede in ogni caso la centralità dei servizi per il lavoro e la formazione e l’intervento sul capitale umano e i servizi alla persona, e come tale anche nel territorio meridionale il raccordo progettuale tra gli attori attraverso il sistema dei servizi risulta essenziale.

L’opportunità e le condizioni per lo sviluppo, l’adeguamento e l’efficacia di servizi per il lavoro, la promozione sociale e lo sviluppo trova riferimento sia nella legislazione regionale che nelle misure della programmazione europea, attribuite dalla Ue alla competenza regionale. Anche da questo punto di vista, in riferimento all’analisi dello stato di attuazione dei Documenti di programmazione, con rilievo particolare alle misure per la formazione, l’integrazione lavorativa e la promozione di nuova impresa, ci troviamo di fronte a un aumento progressivo della capacità di spesa regionale che non trova tuttavia un adeguato riscontro in termini di qualità, incisività ed efficacia delle misure e da cui emerge una accentuata distinzione a livello regionale nelle scelte, nelle leve di intervento e nella capacità di introdurre soluzioni innovative e come tali riproducibili in più territori. Le risorse della programmazione costituiscono nei prossimi anni il principale strumento di gestione, promozione e programmazione della spesa pubblica per il lavoro e lo sviluppo locale ed è necessario uno sforzo costante di monitoraggio sulle modalità, sull’impatto delle scelte e delle misure. Soprattutto Al Centro-Sud questo punto di riferimento va valutato con attenzione: la distribuzione di risorse pubbliche per lo sviluppo non può, infatti, essere indifferente a un’idea del territorio condivisa e verificata in termini di creazione di opportunità e di sviluppo sostenibile. La programmazione degli interventi permette di affiancare lo sviluppo e di sostenerne l’evoluzione nei termini della rete, della partecipazione e della qualità. Per esempio, appare evidente come una crescita economica legata in buona parte alla valorizzazione dell’economia locale e dei distretti di piccole e media imprese (scelta obbligata in molte aree del Paese) si debba appoggiare su interventi condivisi e concertati per lo sviluppo di adeguati servizi al territorio, alla persona, alle imprese, per il capitale umano e per la qualità della vita.

Romano Benini


11/07/2005
 
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