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Martini (Fillea), scalone non è sola questione da risolvere su pensioni
“Fare del superamento dello scalone la questione centrale del negoziato non rende giustizia dei tanti problemi che ancora la riforma non ha risolto”. E’ quanto afferma Franco Martini, segretario generale della Fillea Cgil, intervenendo sul tema delle pensioni. “E’ indubbio - sostiene - che lo scalone rappresenti un problema da risolvere ma ci parla prevalentemente del lavoro continuativo, mentre esistono altre tipologie lavorative dove a prevalere è il dato della discontinuità, come nel caso dell’edilizia. Questo fa sì che a 60 anni di età un lavoratore edile abbia conseguito mediamente 28 anni di contributi. Occorrono, quindi, misure atte a favorire la costruzione di un valore della pensione che sia dignitosa e per fare questo serve una buona riforma degli ammortizzatori sociali, per contribuire a innalzare quantità e valore dei contributi aumentando la copertura contributiva valida ai fini del calcolo della pensione”.
“Anche l’annoso problema dell’innalzamento dell’età pensionabile - conclude Martini - va affrontato guardando a un mondo del lavoro tutt’altro che omogeneo. L’innalzamento dell’età deve misurarsi in relazione alle aspettative di vita, diverse tra categorie e categorie: quella di un edile è al 12° posto sotto la media. La normativa sui lavori usuranti è una prima risposta, ma da sola non risolve la questione, anche perché prende a riferimento una tabella ministeriale che, per quanto riguarda il settore delle costruzioni, considera soltanto i lavori dei minatori e gruisti, escludendo le figure classiche dell'edilizia, come muratori e carpentieri”.
17/07/2007
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