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In Italia oltre 10mila ultracentenari
L’Italia, un Paese sempre più ‘vecchio’. Lo confermano anche i dati illustrati a Roma, in occasione della presentazione dell’ottava edizione di ‘Gold Age 2007-Forum internazionale’, l’iniziativa ideata e organizzata da ‘50&Più Fenacom’ in collaborazione con la regione Lazio. Durante la presentazione sono stati infatti anticipati alcuni dati della decima edizione del rapporto ‘Essere Anziano Oggi’ ‘Il passaggio dall’io al noi’. “Oggi gli anziani - ha detto Nadio Delai, presidente di Ermeneia, società di studi e di consulenza strategica - non possono essere racchiusi in un’unica categoria, ce ne possono essere cinque. Per esempio, siamo in presenza di una nuova categoria: quella degli ultracentenari che ha raggiunto quasi le 10.000 unità in Italia. Un dato impressionante, se rapportato alle 150 persone ultra centenarie del 1951”.
“Se il 90% degli anziani sta bene - ha proseguito Delai - solo il 2,5% non sta ‘proprio bene’ e il 7,5% ha ‘qualche problema’, ancora l’opinione pubblica ritiene che in Italia ci sia solo circa il 30% di persone anziane che stanno bene. Quindi, oggi, l’interrogativo è: come fare in modo che gli anziani siano considerati in maniera nuova da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica in generale?”. Per questo, Delai chiede “politiche rivolte all’anziano vitale”, anche se, ha precisato, “gli interventi nei confronti del 10% degli anziani fragili non vanno assolutamente trascurati”. Insomma, ormai l’anziano è forte e sta bene (in Italia parliamo di 15 milioni di persone), ma il mercato e le aziende lo pensano per i pannoloni e non, magari, per produrre una macchina sportiva con un contachilometri con numeri più grandi, oppure per rendere più leggibili le date di scadenza sullo yogurt.
“Oggi, a dieci anni dal primo rapporto - ha concluso Delai - facciamo un passo successivo, che è necessario perché, nonostante l’anziano stia bene singolarmente, esprime in realtà delle paure che sono: la paura di restare soli, di ammalarsi, di perdere il proprio reddito. Si tratta, quindi, di paure che implicano un sistema di relazioni che non può essere solo quello della famiglia ma che interessa la collettività. Di soggettività individuale si può morire: serve, quindi, una più forte rappresentanza degli anziani attraverso un associazionismo di categoria sempre più forte”.
“Le politiche sociali - ha dichiarato Anna Coppotelli, assessore alle Politiche Sociali della regione Lazio - si occupano principalmente di coloro che versano in condizioni di bisogno. Per quanto riguarda il mondo anziano, ritengo che sia importante avere anche come punto di riferimento la nuova figura dell’anziano come persona attiva e vitale. Una figura che, in un contesto di crisi della famiglia, è diventata un punto di riferimento per figli e nipoti. L’anziano è un ‘nonno’ di cui è importante valorizzare le capacità effettive sia lavorative sia economiche e culturali”.
29/10/2007
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