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Lazio, consegnate prime qualifiche di ‘assistente familiare’
Le prime qualifiche di ‘assistente familiare’ sono state consegnate oggi dall’assessore all’Istruzione Silvia Costa, a circa dieci persone immigrate, che hanno concluso il corso di formazione professionale promosso all’interno del progetto finanziato dall’assessorato Istruzione attraverso il Fondo sociale europeo e realizzato da Caritas e Ciofs Fp Lazio, il cui Rapporto finale è stato presentato nei giorni scorsi. “Tre - ha detto Silvia Costa - sono le azioni principali previste nell’ambito di questo progetto. Innanzitutto la formazione di mediatori culturali, di operatori socio-sanitari e di assistenti familiari. Per quanto riguarda quest’ultima figura professionale ho consegnato oggi i primi certificati di ottenimento della qualifica e le professioniste straniere hanno deciso di riunirsi in una cooperativa di assistenza familiare e domiciliare. Ulteriori azioni sono state quelle di orientamento, tutoraggio e stage, effettuati presso municipi, aziende ed associazioni del Terzo settore, e di messa a punto di una ricerca condotta presso 185 imprese della Regione e circa mille immigrati, i cui risultati sono particolarmente interessanti”.
“Nella nuova programmazione del Fondo sociale europeo - ricorda l’assessore - la percentuale di stanziamento per l’inclusione sociale è raddoppiato rispetto al periodo 2000/2006 e faremo tesoro di queste esperienze nella destinazione delle risorse, soprattutto per quanto riguarda la previsione di stage di più ampia durata, di borse lavoro per immigrati e per il riconoscimento delle competenze”.
Dalla ricerca emerge come la formazione sia più presente tra le donne che tra gli uomini e come la classe di età maggiormente esposta ai rischi sociali (lavoro in nero, criminalità che sfrutta i disoccupati) sia quella dei giovani. Coloro i quali sono in possesso di una formazione più alta, parlano più lingue ed hanno un titolo di studio simile a quello del padre. Al crescere del titolo di studio, peraltro, diminuisce la percentuale di lavoro irregolare. Il monitoraggio ha evidenziato una concentrazione dei lavoratori dipendenti immigrati nel settore delle attività dei bar (21,6%), del commercio al dettaglio (15,1%), dell’edilizia (13,5%), della ristorazione (14,1%), del turismo (7,6%) e dei servizi (5,9%). Il lavoro autonomo è l’occupazione la più desiderata dagli immigrati (29,2% degli uomini e 27,8% delle donne), seguita, per quanto riguarda gli uomini, dall’attività imprenditoriale (17,5%) e da quella impiegatizia (21%) per quanto riguarda le donne.
Le professioni che attualmente svolgono le persone prese a campione sono prevalentemente quelle di operaio, domestica o badante. Gli imprenditori della piccola e media impresa intervistati ritengono importante che un immigrato lavoratore si formi partendo da una base minima di preparazione scolastica (almeno scuola elementare) e che a questa si sommino altre esperienze di formazione, quali i corsi professionali di breve o media durata o i corsi di alfabetizzazione italiana, al fine di evitare eventuali incomprensioni linguistiche e culturali.
“A questo proposito - ha sottolineato Silvia Costa - abbiamo dato vita ad un progetto pilota che prevede corsi di italiano e di educazione civica rivolti alle famiglie di immigrati, che vede coinvolte in questa prima fase sperimentale oltre dieci scuole organizzate in rete. La scuola deve far crescere non solo i giovani, ma anche le loro famiglie, in considerazione del fatto che il nucleo familiare è l’artefice primario del successo scolastico delle giovani generazioni”.
02/04/2008
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