Reggio Emilia: donne ancora poco presenti in vertici aziende

Sono la maggioranza degli occupati nelle aziende con più di 100 dipendenti (51,3%), ma ancora sottorappresentate nelle posizione di vertice. E’ la fotografia delle donne lavoratrici nelle 143 imprese della provincia di Reggio Emilia di queste dimensioni, che impiegano complessivamente 63.502 persone, quale emerge da un rapporto delle consigliere provinciali di parità. La maggior parte delle donne è occupata nei settori dei servizi (60%) e dell'industria (40%), ma solo il 6% è costituito da dirigenti e il 16% da quadri. In pratica, la maggiore occupazione femminile si registra nelle mansioni di qualifica inferiore, cioè impiegate e operaie. E il gap al vertice che risulta è di una donna dirigente ogni 14 uomini.

Un dato comunque migliore rispetto a quello del biennio precedente, che registrava un rapporto 1 a 18. Mentre la situazione tra i quadri è rimasta stabile, cioè una donna ogni cinque uomini. Lo stesso divario si rileva nelle promozioni al vertice, per cui si ha una donna promossa ogni 13 per le posizioni dirigenziali e 1 a 6 per i quadri. Ma ciò che rende ancor più negativo questo dato, rileva lo studio, è che la maggior parte di quadri e dirigenti viene presa dall'esterno, attraverso la scelta di persone già possesso di titoli di studio elevati: questo è indice che la formazione che propone l'azienda non è adeguata e forse nemmeno orientata all'avanzamento della carriera. Un’ulteriore conferma arriva dal fatto che alle donne vengono destinate in media 39 ore di formazione, mentre agli uomini 85 ore: quindi, corsi di durata inferiore, meno qualificati e meno spendibili come crescita professionale.

Per quanto riguarda il part-time, l'utilizzo è elevato e interessa il 41% delle donne occupate. Inoltre, il 92% delle donne occupate, sempre nelle imprese analizzate, è a tempo indeterminato e questo - osserva il rapporto - indica una consistente stabilità nel rapporto di lavoro ed è peraltro il più alto dato registrato nella regione Emilia Romagna. Infine, dalle analisi fatte si rileva che le uscite dal mondo del lavoro sono state soprattutto in conseguenza di licenziamenti collettivi (97%), mentre le dimissioni volontarie si attestano intorno al 54%.

“Dai dati emersi in questo rapporto risulta che Reggio è l'ottava provincia in Italia per occupazione femminile”, ha spiegato l'assessore alle Pari opportunità, Loredana Dolci. “Dobbiamo però riflettere su altri dati - ha avvertito - come il fatto che, pur a fronte di un livello di disoccupazione basso (l'1,9%), le donne occupate sono soprattutto operaie. Sono pochissime le dirigenti e questo è estremamente indicativo di una discriminazione di genere, soprattutto se consideriamo che primeggiano nei risultati scolastici e di formazione. Inoltre, a parità di mansioni, più dati ci confermano che le retribuzioni delle donne sono inferiori”.

L'assessore Dolci ha continuato affermando che “questo non può che significare che esiste discriminazione nel momento dell'accesso al mercato del lavoro e nella progressione di carriera, legata a un evento che caratterizza perculiarmente le donne e che viene vissuto probabilmente solo come un costo, cioè la maternità”.

L'assessore Dolci ha quindi concluso che “è su questo fronte che bisogna intervenire, non solo da un punto di vista culturale, ma anche concretamente creando un sistema adeguato, in grado di venire incontro alle diverse esigenze”.


05/05/2008
 
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