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Biella: 2mln di euro contro disoccupazione
La provincia di Biella mette a disposizione oltre 2 milioni di euro per attività di formazione professionale mirate alla lotta contro la disoccupazione. Andranno alle Agenzie formative accreditate sul territorio e alle Associazioni temporanee di scopo che presenteranno, entro l’11 luglio, progetti rivolti alle persone svantaggiate o a chi cerca di reinserirsi nel mercato del lavoro. Si tratta di finanziamenti legati al Programma operativo chiamato ‘Competitività regionale e occupazione’ della Commissione europea. La Direttiva regionale che stabilisce i criteri per la lotta alla disoccupazione (che rientra nella programmazione del Fondo sociale europeo 2007-2013) ha definito i criteri di ammissione per le attività formative in coerenza con la strategia regionale.
Tra le priorità della province, incentivare le sinergie tra pubblico e privato attraverso il reciproco finanziamento delle attività formative; sostenere l’accesso e la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro; favorire i percorsi di crescita professionale dei lavoratori in cassa integrazione o in mobilità. Saranno premiati i progetti formativi che mirano alla qualificazione di giovani diplomati: in quest’ambito rientrano i percorsi previsti nell’accordo siglato a livello territoriale tra la provincia e la Fiat, in particolare in relazione ai profili di conduttori, manutentori e tecnici di qualità. Altra priorità individuata dall’amministrazione provinciale è quella di sostenere la formazione di giovani da occupare nel settore tessile.
“Quello che ci proponiamo - spiega il presidente della provincia, Sergio Scaramal - è di mettere in atto politiche del lavoro attive e preventive, con particolare attenzione all’integrazione dei migranti nel nostro mercato del lavoro, al lavoro autonomo e all’avvio di imprese. Ma non solo. Si tratta anche di sviluppare percorsi di integrazione per migliorare il reinserimento lavorativo delle persone svantaggiate, combattendo ogni forma di discriminazione. Ad esempio, aiutando i cosiddetti giovani a rischio, cioè chi ha abbandonato la scuola e non si è inserito nel lavoro e ha un retroterra familiare difficile, o chi è seguito dai servizi sociali. Oltre all’inserimento lavorativo, in questo campo non si può perdere d’occhio la rilevanza dei progetti che mirano al reinserimento scolastico e formativo”.
20/06/2008
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