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Torino: consigliera parità risolve due casi di discriminazione
Due casi di discriminazione sul lavoro risolti in provincia di Torino. Il risultato è frutto dell’attivita’ in rete delle consigliere di parità, Laura Cima e Ivana Melli, con i centri per l’impiego della provincia, i sindacati e la direzione provinciale del Lavoro, le Asl e Aso e i consulenti del lavoro. I due casi sono stati presentati, a Torino, dalle consigliere di parità della provincia, che hanno anche presentato i dati relativi al fenomeno delle discriminazioni. Sono 350 i casi di discriminazione sul lavoro giunti all’ufficio della consigliera di parità provinciale di Torino, dal 2001 al primo trimestre 2008. Dai 14 casi del 2002, in provincia di Torino, si è passati agli 88 del 2007 e ai 23 del primo trimestre 2008. Gli utenti che denunciano discriminazioni lavorano in prevalenza in piccole aziende inferiori ai 15 dipendenti (30%), ma anche in grandissime aziende (30%).
“La maternità permane il fattore di rischio maggiore per le lavoratrici - hanno spiegato le consigliere di parità - come dimostrano anche i due casi che abbiamo presentato e che si sono risolti con il nostro sostegno favorevolmente per le lavoratrici. Un caso di demansionamento e di progressiva esclusione, fino ad arrivare al licenziamento, mentre l’altro riguarda il riconoscimento dei diritti della lavoratrice nella progressione di carriera. Discriminazioni, soprattutto queste ultime, che troppo spesso le donne accettano in silenzio e che contribuiscono a mantenere alto il gap tra salari maschili e femminili e nell’accesso ai ruoli di responsabilità. Questi casi risolti con successo - hanno concluso - sono un importante esempio e un incoraggiamento per tutte le lavoratrici e i lavoratori che si trovano in difficoltà affinché trovino il coraggio di informarsi e di chiedere aiuto”.
Per quanto riguarda i casi risolti dalle consigliere, il primo riguarda una sentenza della Corte d’Appello di Torino per la causa di una dipendente della Pubblica amministrazione. La lavoratrice, impiegata presso un comune del circondario di Torino, aveva denunciato il mancato riconoscimento del periodo di astensione obbligatoria per maternità ai fini della sua progressione di carriera, con conseguente danno anche a livello retributivo. La sentenza della Corte d’Appello di Torino ha specificato la natura discriminatoria del comportamento della pubblica amministrazione nei confronti della dipendente. La lavoratrice era stata, infatti, esclusa dalla valutazione per la progressione orizzontale di carriera, perché si trovava in maternità. Provvedimento che violava la normativa che prevede che i periodi di aspettativa per gravidanza e maternità obbligatoria siano considerati a tutti gli effetti quale servizio effettivamente prestato.
Mentre, per quanto riguarda il caso di demansionamento dopo la maternità, la consigliera di parità è intervenuta in adesione al ricorso di una lavoratrice che aveva perso il suo posto di lavoro in seguito all’affidamento di “operazioni semplici ed elementari, quali sono quelle di inserimento dei dati in un computer”. Nell’ambito della conciliazione avvenuta tra le parti di fronte al giudice, è stato previsto il risarcimento della lavoratrice e l’impegno, da parte dell’azienda, a diffondere tra tutti i dipendenti il Codice pari opportunità, inserendolo nel listino paga del mese di luglio.
24/06/2008
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