Cgil, sbagliate linee piano triennale Finanziaria

Il comitato direttivo della Cgil ritiene “sbagliate e inadeguate e dunque da modificare profondamente le linee del piano triennale della finanziaria presentata dal governo” nell'incontro dello scorso 18 giugno. E' quanto emerge dall'ordine del giorno votato (con 72 voti a favore e 15 contrari) nel corso del direttivo dell'organizzazione sindacale. Anche il metodo, si rileva, “è preoccupante, poiché lo strumento del decreto legge, utilizzato per realizzare gran parte della manovra di finanza pubblica 2009-2011, rischia di limitare il ruolo del Parlamento”. “Fermo restando - prosegue il documento - l'obiettivo del pareggio di bilancio al 2011, già previsto dal precedente governo per il 2010, la manovra è sbagliata poiché nel merito non affronta le emergenze del Paese, a partire dal recupero del potere d'acquisto di salari e pensioni e compromette anche la possibile ripresa prevista per il prossimo anno”.

La manovra, infatti, si sottolinea, “essendo impostata prevalentemente sui tagli alle spese, colpisce in modo consistente quantità e qualità dei servizi sociali, taglia pesantemente in settori fondamentali come scuola e sanità e rischia di peggiorare la condizione di tante famiglie”. “Di converso - si avverte - non fornisce alcun sostegno alla domanda interna né dà la necessaria risposta alla riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e da pensione come da noi proposto insieme con Cisl e Uil con la piattaforma unitaria sul fisco del novembre 2007”.

Il governo, “procedendo in questa direzione”, si sottolinea, “non fornisce risposte vere alla questione sociale oggi più rilevante rappresentata proprio dalla difficoltà dei redditi di lavoratori e pensionati e delle loro famiglie”. In particolare, si rileva, “non rispondono certo a queste difficoltà né alle condizioni di povertà presenti nel paese misure 'compassionevoli', come la carta per gli anziani che in primo luogo colpisce e ferisce proprio la dignità della persona”. La quantità di risorse destinata a tale misura, aggiunge la Cgil, “andrebbe invece incrementata e utilizzata per sostenere i redditi da pensione come indicato dalla piattaforma unitaria del sindacato”. La Cgil ribadisce che la scelta di un tasso di inflazione programmata per il 2008 dell'1,7% “rappresenta una previsione totalmente irrealistica e inaccettabile”.

Inoltre, evidenzia la Cgil, “i tagli colpiscono il Mezzogiorno sia in relazione al venir meno dei 2 mld di euro, già previsti per le infrastrutture di Sicilia e Calabria, che per il quadro di incertezza relativo agli investimenti delle imprese private oltre che alla revoca dei fondi programmati”. I tagli, inoltre, “agiscono pesantemente oltre che sulla sicurezza anche sulla scuola pubblica, con la riduzione di 150.000 lavoratori, che comporterà una minore copertura delle reti scolastiche sul territorio e la riduzione di orari e modalità di funzionamento, e l'università, colpita dalla trasformazione in fondazioni private con la relativa alienazione del patrimonio pubblico e per gli enti di ricerca la perdita di autonomia”.

Per l'organizzazione di Corso Italia, che sottolinea la necessità di rinnovare “tutti i contratti ancora aperti”, “sono insostenibili i tagli agli enti locali e il rinvio dell'entrata in vigore della 'class action', e l'assenza di una politica industriale”. Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, il sindacato, sulla base delle proposte avanzate anche dalla categoria, “rivendica il ruolo di soggetto riformatore che mette al centro della sua azione la battaglia per l'efficacia, l'efficienza, la trasparenza dei servizi in relazione alle domande di cittadini e imprese”.

La Cgil indica come priorità “la lotta agli sprechi negli appalti e nelle consulenze con l'obiettivo di spendere meno spendendo meglio, e della contrattazione collettiva come risorsa per governare tutti i processi”. “Si tratta di una linea - afferma - che è contrastata dai provvedimenti che il governo sta emanando, che colpiscono pesantemente la macchina pubblica, riducono l'occupazione, e portano a nuovo precariato tornando indietro dai processi di stabilizzazione”. Proprio la contrattazione e il ruolo riformatore del sindacato, si sottolinea, “è oggetto di un pesante attacco da parte del governo che mira anche in questo modo a ridurre il ruolo del pubblico e ad indebolire la stessa trattativa per un nuovo unico modello contrattuale”.

La Cgil sottolinea la necessità di un “rilancio e la conferma di un'azione vera ed efficace contro l'evasione fiscale e per l'emersione del lavoro irregolare, al fine di rafforzare il trend delle entrate e di procedere con percorsi di regolarizzazione per tante persone che lavorano ancora oggi senza diritti e senza tutele”. Il sindacato, inoltre, ribadisce “la contrarietà a interventi di modifica degli accordi già sottoscritti fra le parti sociali e con il precedente governo e approvati, come nel caso del Protocollo sul welfare, da milioni di lavoratori, così come non è accettabile una deregolazione delle norme sugli orari di lavoro che, abbassando la soglia dei diritti, altera quanto previsto dalla contrattazione collettiva in materia oltreché allargare i rischi in materia di sicurezza sul lavoro”.

Per la Cgil, “l'accordo del 23 luglio 2007, così come accordi unitari precedenti, vengono pesantemente manomessi su punti fondamentali”. Sulla base di queste valutazioni la Cgil, si legge, “è impegnata a costruire, con Cisl e Uil, una forte mobilitazione unitaria in difesa dei risultati raggiunti e a sostegno delle proposte che, partendo dalla piattaforma sul fisco, obblighino il governo a un cambiamento vero”. “Per questo - conclude - è indispensabile un'azione di informazione e comunicazione capillare con lavoratori, lavoratrici, pensionati e pensionate”.


25/06/2008
 
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