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Covip, 28,7% dipendenti privati ha aderito a previdenza complementare
Su un potenziale di 12,2 milioni di lavoratori interessati, solo 3,5 milioni di lavoratori dipendenti del settore privato hanno aderito a forme pensionistiche complementari, circa il 28,7% del totale, mentre sono 4,7 milioni in tutto gli iscritti alle forme pensionistiche ad aprile 2008. I dati vengono diffusi dalla Covip, Commissione di vigilanza sui fondi pensione, il cui presidente, Luigi Scimia, ha presentato la relazione annuale sull'attività dell'organismo e lo stato della previdenza complementare in Italia nel 2007, effettuando una prima valutazione sulla evoluzione del settore nei primi mesi del 2008.
Dalla relazione emerge che la previdenza complementare “va rilanciata: la riforma ha prodotto risultati significativi, ma molto c'è ancora da fare per conquistare larghe fasce di lavoratori dipendenti; la priorità resta il maggiore coinvolgimento delle fasce più giovani”. Il sistema della previdenza complementare, anche se “mostra un consolidamento dei risultati ottenuti in termini di adesioni”, evidenzia anche “l'inizio di una fase di rallentamento: da gennaio ad aprile 2008 le adesioni sono cresciute del 2,8% con l'ingresso nel settore di quasi 130 mila nuovi soggetti, di cui l'80% sono lavoratori dipendenti nel settore privato”.
“Sembra essersi esaurita - afferma il presidente Scimia - la spinta propulsiva derivante dalla riforma. Il ritorno a un trend di crescita, che non si discosta da quello tradizionalmente osservato negli anni precedenti l'introduzione della nuova normativa, attesta come non possa dirsi avviato un processo virtuoso di sviluppo del sistema”. Nuove proposte per la diffusione delle forme pensionistiche complementari vengono illustrate dal presidente della Covip, come la promozione di una cultura previdenziale, la facoltà di ripensamento e la leva fiscale.
Secondo Scimia, comunque, “i segnali poco incoraggianti giunti dai mercati finanziari e dal sistema economico nazionale nei primi mesi dell'anno hanno reso più difficile per i lavoratori la scelta relativa all'adesione, anche per l'esigenza di valutare le prospettive di reddito in rapporto a una congiuntura economica non tranquillizzante”.
Le valutazioni in questo ambito, sostiene Scimia, “dovrebbero tuttavia guardare a orizzonti di lungo termine: se consideriamo infatti il periodo 2003-2007, il rendimento medio aggregato dei fondi pensione negoziali e aperti supera di 10 punti percentuali la rivalutazione netta del Tfr”. “Appare quindi necessario - aggiunge - pro muovere la capacità di adottare decisioni che guardino a un arco di tempo più esteso”.
25/06/2008
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