La Rai firma accordo ai giornalisti precari
 “Dare un futuro certo ai precari Rai è una soddisfazione prima di tutto per l’azienda. L’aver raggiunto, nell’arco di pochi giorni, due accordi fondamentali con i lavoratori che da tempo collaborano con la Rai è il risultato migliore che potessimo ottenere in chiusura di mandato ed è frutto di una strategia attuata sin dall’inizio con determinazione, correttezza e trasparenza”. Con queste parole ha espresso la sua soddisfazione Claudio Cappon, direttore generale della Rai, per l’intesa raggiunta con i sindacati per la stabilizzazione dei lavoratori precari, intesa che giunge a due settimane da quella analoga siglata con le rappresentanze sindacali dei giornalisti. Infatti, la Rai e le associazioni di categoria (Snater, Ugl, Libersind, Slc, Fistel e Uilcom) sono arrivati a un accordo per l’assunzione a tempo indeterminato di 1.300 precari e per aprire la strada verso la regolarizzazione (ma con modalità differenti) per gli ulteriori precari impegnati con la Rai e con le aziende che fanno parte del gruppo. La situazione prima dell’accordo era questa. La legge 247 del 2007 prevede che i precari che abbiano raggiunti i 36 mesi come contratti a termine, una volta firmato un nuovo contratto a termine, debbano essere assunti a tempo indeterminato (una volta scaduto l’ultimo contratto a termine). Per questo motivo, l’azienda pubblica si era astenuta dal richiamarli e dal proporre loro contratti a termine, tenendoli in sospeso. Con l’intesa, invece, si prevede l’assunzione, gradualmente entro il 2014, dei precari che hanno i 36 mesi di cui sopra. Si considera poi l’inserimento nel bacino B (sola garanzia di lavoro con contratto a termine) di circa altri 400 lavoratori; i lavoratori del bacino B dovrebbero poi ‘scivolare’ nel bacino A, maturati anche qui i 36 mesi (ma per questo aspetto è previsto un successivo incontro tra le parti). “Sin dall’inizio - ha spiegato Cappon - il mio obiettivo è stato quello di cessare con la ‘fabbrica’ dei precari, di non illudere nessuno, di essere chiaro con tutti: per questo, da quando sono arrivato, ho chiesto che venissero bloccati i cosiddetti primi utilizzi, quei contratti che andavano solo ad ampliare la platea dei precari, giornalisti e non. Abbiamo chiuso il ‘rubinetto’ che alimentava un sistema destinato a crollare per la sua insostenibilità. Da oggi chi lavora per la Rai anche a tempo determinato - ha concluso il direttore generale - ha un percorso professionale tracciato e definito e anche l’Azienda sa esattamente ciò a cui andrà incontro in termini di organico”.
26/06/2008
 
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