Roma, oltre 23mila gli immigrati imprenditori

I comparti di attività prescelti in provincia di Roma dagli immigrati (prevalentemente ad alta intensità di lavoro e a basso profilo professionale) sono soprattutto il commercio, l’edilizia e il relativo indotto, la ristorazione, i servizi di pulizia, i trasporti e le comunicazioni, le lavorazioni tessili e la pelletteria, i servizi d’intermediazione nelle operazioni d’import/export, e più in generale quelle attività artigianali e nicchie di mercato progressivamente lasciate libere dai cittadini italiani. La Camera di commercio di Roma ha voluto approfondire, tramite uno studio realizzato dall’Istituto Tagliacarne, il tema dell’imprenditorialità immigrata sul territorio della provincia e della capitale - con una articolazione per i diciannove municipi in cui è suddivisa la città - valorizzando il patrimonio informativo originale del sistema camerale derivabile dal registro delle imprese.

Al di là delle motivazioni che stanno alla base dell’avvio di un’attività imprenditoriale, le iniziative intraprese da stranieri non sembrano essere correlate con la dimensione quantitativa del fenomeno migratorio, quanto piuttosto con le specifiche attitudini dei soggetti e le caratteristiche delle aree di destinazione in cui l’ampiezza della domanda offre maggiori possibilità di successo. Pertanto, mentre alcune comunità straniere sono maggiormente disposte a impegnarsi in attività subordinate (particolarmente significativo è il caso degli originari delle Filippine), altre comunità appaiono soprattutto orientate a svolgere un lavoro indipendente.

Tra l’inizio del 2003 e l’inizio del 2007, gli stranieri residenti nella città di Roma sono passati da 107.606 a 199.417, pari a un tasso annuo d’incremento del 16,7% convergente sulla media nazionale. Nell’ultimo quadriennio i titolari e soci d’impresa di origine estera registrati presso la Camera di commercio di Roma sono passati da 13.869 a 23.672 unità corrispondenti a un tasso di crescita annua del 14,3%. Se inoltre si considera che nello stesso tempo il numero complessivo dei soggetti è rimasto sostanzialmente stabile, emerge nettamente il ruolo propulsivo svolto a livello provinciale dall’imprenditoria immigrata. Mediamente, con riferimento all’intera economia locale, il rapporto tra l’impresa gestita da immigrati e quella condotta da cittadini di nazionalità italiana è circa di 1 a 8.

Tra i gruppi etnici più numerosi si segnalano quelli originari della Romania (13,2%), del Bangladesh (11,2%), della Cina (9,4%), dell’Egitto (6,8%) e del Marocco (6,6%). Si tratta per lo più di persone che si cimentano per la prima volta con la disciplina del mercato, prevalentemente impegnati nell’eterogeneo ramo dei servizi (61,8%) ma che non disdegnano di operare in specifici comparti dell’edilizia (19,7%) e dell’industria in senso stretto (8,4%). Accanto alle attività più tradizionali, svolte nei comparti del commercio e in quelli alberghiero e della ristorazione, si stanno gradatamente facendo strada nuove attività nell’ambito dei trasporti e comunicazioni, nonché in comparti come l’intermediazione monetaria e immobiliare. Viceversa, la presenza nel ramo dell’agricoltura è tuttora modesta.

La scomposizione dei titolari e soci stranieri per nazionalità e ramo di attività vede i rumeni, i polacchi e gli albanesi prediligere progetti imprenditoriali nelle lavorazioni edili e nelle attività artigianali collegate alle costruzioni, resi realizzabili probabilmente per il modesto know how tecnologico necessario e per la possibilità di acquisire lavori in subappalto per conto di imprese di costruzioni di dimensioni medio-grandi operanti sia nei comparti residenziali che in quelli industriali e commerciali e delle opere pubbliche. Un orientamento a impegnarsi in attività manifatturiere, per lo più circoscritte a specifiche lavorazioni della pelletteria e abbigliamento e maglieria, sembra prevalere invece tra i cittadini originari del Senegal, Serbia e Montenegro, Argentina, Egitto che registrano quote a favore dell’industria in senso stretto.


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