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Eurostat: Italia Paese più vecchio in Ue
L'Italia invecchia, in un'Europa dai capelli sempre più bianchi, con tanto di rischi in termini di impatto della spesa previdenziale e sanitaria sulle finanze pubbliche. Ecco perché la Commissione europea sollecita i paesi membri ad andare avanti con le riforme strutturali, pensioni in primis, e tagliare il debito pubblico. Secondo Eurostat, nel 2008 il Belpaese ha registrato la percentuale più alta della Ue (20,08%) di cittadini 65enni e oltre, rispetto al totale della popolazione. A seguire, tra gli altri, Germania (20,05%), Grecia (18,63%) e Svezia (circa 17%). Tendenza italiana in peggioramento nei decenni a venire: secondo le proiezioni dell'ufficio europeo di statistica, nel 2030 un italiano su quattro avrà 65 anni o più, 26,15%, percentuale che salirà al 32,71% nel 2060. Intanto anche l'Europa non sarà certo un continente pieno di giovani: nel 2008 il 17,08% degli europei è stato composto da 65enni e oltre, livello che dovrebbe crescere fino al 23,55% nel 2030 e ancora al 29,95% nel 2060.
Ma con l'avanzare dell'età rischia di aumentare il peso della spesa pensionistica sui bilanci pubblici. Ecco perché la Commissione europea continua a sollecitare l'attuazione delle riforme, pensioni in testa, e fa sapere che nel 2009 utilizzerà le nuove proiezioni per “ricalcolare il peso dell'invecchiamento sull'economia e sulle finanze, per valutarne la sostenibilità sul lungo periodo”, ha detto Amelia Torres, portavoce del commissario Ue agli Affari economici Joaquin Almunia. “Gli stati membri devono fare di tutto per assicurare finanze solide e sostenibili - ha aggiunto Torres da Bruxelles - anche prolungando l'età lavorativa. Le riforme della spesa pensionistica e sanitaria devono dunque proseguire, e anche la riduzione del debito pubblico”.
Al momento, Bruxelles inserisce l'Italia tra i paesi a rischio medio in termini di invecchiamento della popolazione in relazione alla sostenibilità dei conti, a patto che vengano pienamente applicate le riforme pensionistiche. In base alle proiezioni, inoltre, il totale degli europei salirà da oltre 495 milioni di cittadini nel 2008 a 520 milioni nel 2035, per poi scendere a circa 505 milioni nel 2060, con l'immigrazione come unico fattore di crescita della popolazione, ma che non basterà “a controbilanciare il declino demografico sul lungo periodo”, osserva Eurostat. In Italia dal 2008 al 2060 la popolazione resterà pressoché stabile intorno ai 59 milioni, con un saldo negativo tra nascite e decessi pari a 11 milioni di persone e un contributo di immigrati di altrettanti 11 milioni circa.
27/08/2008
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