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Lazio, reddito minimo garantito per nuova stagione diritti sociali

“Con l’approvazione della legge sul reddito minimo garantito, il Lazio si propone come regione pilota per una nuova stagione di diritti sociali, che intende contrastare le nuove forme di precarietà e di povertà generate dalle trasformazioni produttive e sociali vissute da milioni di donne e di uomini”. Cosi’ l’assessore regionale al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili della regione Lazio, Alessandra Tibaldi, ha salutato l’approvazione, da parte del consiglio regionale, della legge per l’istituzione del reddito minimo garantito per disoccupati, inoccupati e precari. La scelta dei beneficiari verrà stabilita secondo criteri di tipo reddituale e in riferimento a condizioni sociali e lavorative. Il reddito erogato si comporrà di una parte diretta monetaria, fino a un massimo di 7.000 euro annui, e di agevolazioni cosiddette indirette per garantire l’accesso ai servizi primari. “Con l’attuale disponibilità di 20 milioni di euro per il 2009 e 20 milioni per il biennio successivo - ha sottolineato Tibaldi - che in previsione potranno essere ulteriormente incrementati, è possibile intraprendere una prima fase sperimentale di questo nuovo diritto di cittadinanza, che inizialmente interesserà alcune migliaia di persone del Lazio, prevalentemente donne e giovani”.

Per il componente della giunta Marrazzo, il provvedimento rappresenta uno ‘spartiacque’ importante per una legislazione più improntata alla difesa dei lavoratori più ‘deboli’: “Può agire da apripista - rimarca Tibaldi - per una futura e auspicata legislazione nazionale per il reddito di base e per una complessiva ridefinizione delle politiche di welfare. Contro la piaga sociale della precarietà - aggiunge - sempre più diffusa a causa degli incipienti processi di liberalizzazione e deregolamentazione del mercato del lavoro, occorrono innovative ricette riformatrici, che ridiano diritti e tutele alle fasce sociali più deboli”.

Una legge, quella che sul reddito minimo garantito,che non è stata ‘calata dall’alto’, ma ampiamente concertata, come ricorda Tibaldi: “E’ stata elaborata attraverso un’ampia interlocuzione, partita fin dall’inizio di questa legislatura, non solo con gli altri assessorati e le organizzazioni sindacali, ma anche con i movimenti e le associazioni attive su questi temi. Abbiamo scelto - aggiunge - di costruire relazioni con il mondo del lavoro ma anche del non lavoro, di ascoltare i diversi punti di vista e le diverse letture che si hanno delle trasformazioni in atto istruendo tavoli di lavoro, che hanno visto protagonisti anche numerosi consiglieri regionali”.

“Il nostro provvedimento - spiega Tibaldi - vuole avere un respiro di stampo europeo, in quanto adegua la normativa regionale a quella dei paesi dell’Unione europea che, ad esclusione dell’Italia e della Grecia, prevedono forme di sostegno al reddito di base”. Per rendere ancora più incisivo il provvedimento, occorrono maggiori risorse finanziarie: “Ho accolto con favore - sottolinea Tibaldi - la decisione di impegnare maggiori fondi per la legge, attingendo anche alle risorse del Fondo sociale europeo e del governo”.


06/03/2009
 
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